Una storia di violenza nei confronti di una docente si è conclusa con la condanna del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il dicastero dovrà versare alla donna quasi 9.000 euro complessivi di risarcimento. Lo riporta un articolo di “la Repubblica”.
Il fatto
L’episodio è accaduto il 12 dicembre 2017 in una scuola media di Lecce. Erano circa le ore 9.00 quando l’insegnante è entrata nella sua aula. Prima di iniziare, ha udito una collega richiamare con forza un alunno. La donna si è affacciata per capire cosa stesse accadendo nel corridoio. Ha visto lo studente scagliarsi con violenza contro la docente che lo stava richiamando. A quel punto, ha cercato coraggiosamente di intervenire per fermare l’aggressione. Lo studente ha però reagito colpendo anche lei con estrema brutalità.
Le gravi conseguenze fisiche
I medici del Pronto Soccorso dove la docente è stata accompagnata dopo l’aggressione, hanno riscontrato ecchimosi diffuse e forti dolori alla mano. L’esame strumentale ha rivelato il distacco parcellare di una falange della mano destra. Per questo motivo, i sanitari hanno applicato una stecca gessata per venticinque giorni. Il percorso di guarigione tuttavia è stato abbastanza lungo anche alla luce delle numerose sedute di fisioterapia riabilitativa a cui la docente s’è dovuta sottoporre.
Un pericolo già segnalato
L’alunno, protagonista dell’episodio, era affetto da disabilità psichica e già noto per i suoi comportamenti aggressivi. Per questi motivi era seguita da un docente di sostogno e un educatore. Quel giorno tuttavia il giovane si trovava senza sorveglianza specifica. Il docente di sostegno assegnato non era infatti presente al momento del fatto: il suo turno di lavoro iniziava solamente alle ore 11.00 della mattina. Anche l’educatore incaricato non risultava in servizio in quel momento. Queste assenze, a detta del legale della Docente, che l’ha assistita in tribunale, acrebbero lasciato la classe e i docenti in balia del pericolo. Proprio la mancata vigilanza è stata il punto centrale della causa legale.
Le motivazioni dei giudici
Il tribunale nell’accogliere la richiesta di risarcimento della docente, ha elogiato il comportamento tenuto della vittima, durante l’evento. «Il comportamento dell’attrice – motiva il giudice – è coerente con i doveri di ogni lavoratore dipendente. Rimanendo vittima delle lesioni fisiche per cui è causa, ha di fatto salvaguardato anche l’incolumità dei propri alunni all’interno della propria classe».
Continua il giudice: «In una condizione così complessa, il Ministero dell’Istruzione è tenuto, stante la prevedibilità dell’evento, a garantire, per l’incolumità dello stesso alunno interessato degli allievi frequentanti l’istituto nonché del personale e collaboratori, adeguata vigilanza, con la predisposizione durante tutto l’orario scolastico di uno o più docenti di sostegno, a seconda delle specifiche esigenze dell’alunno loro affidato, in relazione alle specifiche competenze».
Con queste motivazioni il Ministero dell’Istruzione e del Merito è stato condannato a indennizzare la Docente con quasi 9.000 euro. La somma copre il danno biologico e le spese mediche sostenute.
Il profilo assicurativo
Nella vicenda, la responsabilità dell’Istituto è apparsa del tutto evidente. Quando il Tribunale accerta la colpa dell’Amministrazione, scatta l’obbligo di indennizzo. In questi casi, la polizza integrativa della scuola interviene nel ramo Responsabilità Civile. La garanzia provvede a liquidare le somme dovute alla vittima senza che il risarcimento gravi sul bilancio scolastico. L’Assicuratore valutata l’entità del danno biologico e delle spese mediche provvede direttamente al pagamento a favore della docente danneggiata. La copertura tutela l’Amministrazione scolastica dalle conseguenze economiche dovute a errori organizzativi.
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