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Scuola senza riscaldamento

Con l’arrivo dell’inverno si torna a parlare del problema del riscaldamento nelle scuole.
In questo mese di gennaio, le cronache hanno riportato le proteste dei genitori di Villaricca, in Campania, per i termosifoni spenti nell’Istituto comprensivo a causa di un guasto.
Il Comune di Castello di Cisterna, ancora nel napoletano, lo scorso settembre, ha chiuso un plesso scolastico a causa del caro bollette.
Ultimo, solo in ordine di tempo, il caso avvenuto a Palermo, dove un’alunna di quinta elementare è stata soccorsa dal 118 e portata in ospedale per ipotermia. Anche in questo caso, l’impianto di riscaldamento era fermo perché rotto.

La manutenzione degli impianti e la crisi energetica

Nella maggior parte dei casi la motivazione è da ricercarsi nella carente manutenzione degli impianti da parte degli Enti proprietari degli immobili. Nell’ultimo periodo, inoltre, si è aggiunto l’aumento delle tariffe di energia elettrica e gas con il conseguente incremento dei costi di gestione. Situazione che rischia di diventare complessa se ilSole24ore, lo scorso ottobre, stimava aumenti, per gli Enti locali, nell’ordine del 44,3% per l’energia elettrica e del 47,4% per il gas.

Il profilo normativo

Riguardo agli edifici scolastici, per le scuole di grado inferiore, spetta ai Comuni la progettazione, la realizzazione e la manutenzione ordinaria e straordinaria. Analogamente, per gli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, quest’incombenza è a carico delle Province. La norma è stabilita dall’Art. 3 della Legge 11 gennaio 1996, n. 23, e dal D.L. 18 agosto 2000, n. 267.
Se è vero che la competenza per la manutenzione degli edifici scolastici è l’Ente Locale proprietario dell’immobile, è anche vero che gli interventi vanno sollecitati dal Dirigente Scolastico. Quest’ultimo infatti è il responsabile dei luoghi di lavoro ai sensi del D.L. 9 aprile 2008, n. 81.
Circa i lavori di manutenzione, l’Art. 39 del D.I. 28 agosto 2018, n. 129, disciplina la possibilità che questi possano essere effettuati anche dalla scuola. Prerequisito è la concertazione con l’Ente proprietario che dovrà, in ogni caso, accollarsene le spese.

Il profilo assicurativo

La polizza assicurativa scolastica integrativa, nel ramo di Responsabilità Civile, tutela di norma, l’Istituto scolastico per tutti i danni a lui direttamente ascrivibili.
L’Assicurazione, infatti, si obbliga a tenere indenne l’Istituto per i danni involontariamente causati a terzi per morte, lesioni personali, distruzione e danneggiamenti a cose.
Nel caso in cui il danno sia stato causato direttamente dall’Istituto, per mancata o tardiva segnalazione, la polizza risarcisce il danneggiato. È bene, tuttavia, fare una precisa verifica delle condizioni contrattuali, soprattutto in relazione alle esclusioni. La polizza potrebbe, infatti, non prevedere i lavori di manutenzione o i danni per interruzione o sospensione totale o parziale delle attività. Potrebbe, infine, essere esclusa la Responsabilità Civile personale degli incaricati dall’Istituto Scolastico.

Se desideri maggiori informazioni sulla Responsabilità Civile delle polizze assicurative scolastiche, contattaci qui.

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Open Day

Per il mese di gennaio, il nostro Istituto superiore sta organizzando alcune giornate di Open Day finalizzate alle nuove iscrizioni per il prossimo anno scolastico. Alcuni docenti si sono offerti di partecipare anche al di fuori dell’orario di servizio. In caso di sinistro sono tutelati dalla polizza assicurativa integrativa? Analogamente sono in copertura gli studenti non iscritti e le loro famiglie durante gli incontri?

Con l’avvio del nuovo anno e in previsione dell’iscrizione dei nuovi alunni, prevista entro il 30 gennaio prossimo, molti Istituti stanno organizzando gli Open Day.
L’Open Day nasce in Italia a metà degli anni ’90, nella scuola paritaria. Via via s’è diffuso anche nella scuola statale. Durante la “giornata aperta” i futuri studenti e le loro famiglie possono visitare gli edifici, incontrare i professori e verificare l’offerta formativa.
Le scuole hanno, così, modo di presentarsi al meglio delle proprie possibilità ed i futuri studenti potranno prendere una decisione più corrispondente alle proprie aspettative.

L’assicurazione del personale scolastico

Normalmente l’Open Day rientra nel progetto “Orientamento e Continuità”, inserito nel PTOF delle istituzioni scolastiche. L’attività generalmente è tra quelle extracurricolari ma, in quanto attività scolastica, è ricompresa tra quelle tutelate dall’assicurazione integrativa, senza limitazione di tempi o di orari.
La partecipazione dei docenti e del personale a questi momenti, di norma, è su base volontaria e non può essere imposta dal Dirigente.
Nel caso in cui, tuttavia, il Collegio Docenti deliberi l’organizzazione dell’Open Day come un’iniziativa e/o un progetto specifico, la partecipazione del personale è obbligatoria.
In compenso, se previsto dal contratto integrativo d’Istituto, l’Open Day è ricompreso nella flessibilità oraria senza oneri per l’Amministrazione.
Sotto il profilo assicurativo, il personale scolastico non è tenuto obbligatoriamente ad aderire alla polizza integrativa. Ne deriva che, in caso di mancata adesione, il sinistro sarà tutelato esclusivamente dalle tutele obbligatorie garantite dall’INAIL.

L’assicurazione dei partecipanti

Come già ricordato, l’Open Day rientra tra le attività extracurricolari. La partecipazione a queste iniziative è libera, gratuita e, generalmente, non legata ad accordi o convenzioni tra Istituzioni scolastiche. Gli alunni interessati e le loro famiglie, durante la presenza all’interno dell’Istituto scolastico organizzatore, non godono della copertura assicurativa in caso di sinistro.
Tuttavia, in caso di responsabilità civile colposa dell’Istituto, la polizza prevede il risarcimento del danno.
In altre parole, se il danno è direttamente riconducibile alla scuola, come nel caso di pericolo non segnalato (es.: pavimento bagnato), la polizza opera regolarmente.

Se desideri maggiori informazioni in relazione alle coperture assicurative in occasione degli Open Day, contattaci qui.

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Alunna scompare all’uscita da scuola

La cronaca riporta come una studentessa di 11 anni, uscita nel pomeriggio da una scuola di Piacenza, si sia persa. Allertate anche le forze dell’ordine, l’alunna è stata ritrovata dal padre solo in tarda serata.
Il lieto fine della vicenda tuttavia non esonera a qualche riflessione sulla possibile responsabilità della scuola o della famiglia sull’accaduto.

La responsabilità dell’Istituto scolastico

Il secondo comma dell’Art. 2048 del Codice Civile identifica nella scuola (il precettore) il soggetto responsabile dell’incolumità dell’alunno per tutto il periodo dell’affidamento alla stessa.
Analogo concetto è ribadito dalla Legge 4 maggio 1983, n. 184, in relazione al diritto dei minori. Con l’iscrizione alla scuola di uno studente alla scuola si instaura un vincolo negoziale dal quale discende l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno.
Di fatto è di un contratto di protezione, secondo il quale, tra gli interessi da realizzarsi da parte della scuola, rientra quello all’integrità fisica dell’allievo.
Ne deriva che l’alunno minore d’essere consegnato e ritirato dalla famiglia alla scuola, senza interruzione della vigilanza.
L’evoluzione normativa introdotta dall’Art. 19-bis, del D.L. 16 ottobre 2017, n. 148, ha modificato in parte quest’aspetto. Il dispositivo infatti, consente l’uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine dell’orario delle lezioni fermo restando l’autorizzazione esplicita della famiglia.

La responsabilità della famiglia

I genitori quindi potranno consentire ai figli di lasciare l’Istituto scolastico, finite le lezioni, esonerando il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza.
La decisione delle famiglie dovrà comunque sempre tenere in considerazione l’età, la maturità e il grado di autonomia degli alunni, oltre allo specifico contesto di riferimento.
In questo senso s’è espresso anche il Tar Veneto, Sezione I, con la recente sentenza n. 72 del 10 gennaio 2022.
In questo caso, l’Istituto aveva modificato il regolamento scolastico imponendo la: «Presa in consegna, all’uscita, dai rispettivi genitori o da persona maggiorenne espressamente delegata». Alcuni genitori hanno impugnato davanti al giudice la delibera che ha modificato il regolamento scolastico.
Il TAR ha disposto l’annullamento della Delibera fermo restando il potere dell’Amministrazione scolastica di rideterminarsi, nell’osservanza dei principi enunciati dalla legge.
In altre parole, la richiesta della famiglia, potrebbe non venire accolta qualora si evidenziassero, nello studente, presupposti tali da non garantire la sicurezza dello stesso.

Il profilo assicurativo

Le polizze assicurative scolastiche, di norma, prevedono l’infortunio in itinere anche per gli studenti. Ne deriva quindi che, nel caso di danno fisico, nel tratto tra l’abitazione e l’Istituto scolastico o viceversa, l’assicuratore risarcirà il sinistro.
L’assicuratore provvederà anche al rimborso del danno nel caso di responsabilità civile diretta dell’Istituto, nel caso di mancata o carente vigilanza imputabile direttamente a quest’ultimo.
Nessun risarcimento sarà invece previsto dalla polizza scolastica qualora la responsabilità diretta sia imputabile alla famiglia dell’alunno.

Se vuoi avere maggiori informazioni in relazione alle coperture assicurative scolastiche in itinere o per Responsabilità Civile, contattaci qui.

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Suicidio e tentato suicidio a scuola

Nell’ultimo periodo la cronaca riporta una serie preoccupante di casi di suicidio e tentato suicidio a scuola.
Lo scorso 30 novembre, una studentessa di 12 anni, di una scuola media di Latina s’è lanciata dalla finestra dopo aver lasciato una lettera di addio sul banco.
Tragedia sfiorata anche a Treviso, il 10 dicembre, quando una studentessa di 18 anni di quinta superiore, ha tentato di gettarsi dal cornicione dell’istituto scolastico.

Numeri in crescita

La Fondazione Veronesi riporta come, secondo l’ISTAT, sono circa 4000 i giovani che ogni anno, in Italia, si tolgono la vita. Dal 2021 più di 200.000 ragazzi, tra i 14 e i 19 anni, si trovano in una condizione di scarso benessere psicologico. A questo stato di cose, legato all’instabilità emotiva tipica dell’età adolescenziale, va sommato l’effetto di fall out, post Covid19, degli ultimi due anni.
I dati diffusi dall’Osservatorio della Fondazione Brf rilevano come i casi di suicidio, ideato o tentato, registrano un incremento del 75%. Nel biennio 2018 – 2019 gli accessi al pronto soccorso per tentato suicidio e autolesionismo erano stati 464, nel 2020 e 2021 sono diventati 752.
Oltre l’80% dei tentativi di suicido è messo in atto da bambine e ragazze con un’età media di circa 15 anni.
A lanciare l’allarme c’è anche la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), in occasione del Congresso tenutosi lo scorso 15 ottobre a Riva del Garda. 

Il profilo assicurativo

Le polizze assicurative scolastiche di norma escludono, nel ramo infortuni, i casi di suicidio. Tra le esclusioni c’è anche il rimborso delle eventuali spese mediche conseguenti ai casi di tentato suicidio o di autolesionismo.
Un approfondimento tuttavia merita la possibile responsabilità civile dell’Istituto scolastico in questi casi.

La responsabilità della scuola

Con l’iscrizione dell’alunno alla scuola si crea quel vincono contrattuale che obbliga l’Istituto alla vigilanza ai sensi degli artt. 2047 e 2048 del Codice Civile.
Più volte la giurisprudenza ha rilevato come l’obbligo di vigilanza gravante sulla scuola contempla anche l’obbligo di protezione. Da questo vincolo scaturisce il vincolo a prevenire tutti i rischi potenzialmente presenti anche qualora rientrino nel solo spettro della prevedibilità.
Un minore che quindi provochi danni anche a se stesso per mancata o insufficiente vigilanza, potrebbe coinvolgere la responsabilità diretta dell’Istituto.
La giurisprudenza, tuttavia, evidenzia come la questione non dev’essere incentrata sulla prevedibilità astratta dei comportamenti dell’alunno ma, sullo svolgimento peculiare dei fatti accaduti.
La condotta dell’Istituto e del docente non dovrà essere carente ma neppure eccedente, dovrà essere idonea. Ovvero improntata sulla prudenza necessaria per attuare, in concreto, la vigilanza sull’alunno sottoposto alla custodia.

Se desideri maggiori informazioni circa la Responsabilità Civile nei casi di suicidio e tentato suicidio a scuola, contattaci qui.

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Film horror a scuola

La cronaca riporta come, in una scuola media di Cremona, durante un’ora buca, il docente abbia consentito la proiezione di un film in aula.
Gli studenti, liberi di vedere quello che desideravano, hanno scelto una pellicola splatter del 2016. Il film, vietato ai minori, ha come protagonista un clown, omicida seriale.
Di fronte a scene molto esplicite di violenza alcuni alunni hanno accusato malori e la proiezione è stata interrotta.
Inevitabilmente, si sono scatenate le polemiche che hanno coinvolto la scuola e il Dirigente scolastico.
I genitori hanno domandato come fosse stato possibile consentire la visione di questo tipo di film ad alunni in una fascia d’età così particolare.
Una situazione analoga, pur in un altro contesto e con motivazioni educative completamente diverse scatenò delle polemiche in un’altra scuola lombarda, lo scorso febbraio. In quel caso furono addirittura chiamati i carabinieri.

La proiezione in classe di un film

Quanto accaduto pone due quesiti, circa la responsabilità della scuola.
In prima battuta: può un insegnante proiettare in classe un film o documentario?
L’Art. 15 della Legge 22 aprile 1941, n. 633, sul Diritto d’Autore, prevede che la proiezione di un film all’interno della scuola è consentita con due avvertenze. Innanzi tutto, la riproduzione non dev’essere aperta al pubblico e, in seconda istanza, il supporto video dev’essere acquistato, legittimamente. Non sarà quindi possibile riprodurre in classe un programma registrato senza licenza. In modo del tutto analogo anche l’utilizzo di video disponibili sul web, ad esempio su Youtube, dev’essere autorizzato dal proprietario. in alcuni casi, diversa è la politica per i servizi a pagamento (Netflix, Amazon Prime, Disney+, ecc.). In questi casi, termini dettagliati per l’utilizzo sono disponibili sul sito delle piattaforme stesse.

La responsabilità civile della scuola

In seconda battuta, la responsabilità della scuola prevede in risarcimento dell’eventuale danno all’alunno?
È bene premettere che la responsabilità civile si riferisce a comportamenti illeciti, dolosi o colposi, che violano le norme del Codice Civile.
Come conseguenza il responsabile dovrà risarcire il terzo per il danno causato.
La responsabilità della scuola, nell’ipotesi in cui gli alunni subiscano danni nel tempo in cui sono presenti in Istituto, è duplice: contrattuale e extracontrattuale.
La prima si fonda sull’inadempimento dell’obbligo di vigilare (ex artt. 2047 e 2048 del Codice Civile) o di tenere o non tenere una determinata condotta. Quella extracontrattuale è fondata sulla generale violazione di non recare danno ad altri, ai sensi degli Artt. 2043 e 2051 del Codice Civile.
È bene premettere inoltre che la magistratura, in giudizio, farà riferimento esclusivamente alle prove portate dalle parti. Da un lato, risulterà quindi fondamentale come, nel caso specifico, le famiglie dei minori possano provare il danno subito. Dall’altro che la scuola abbia messo in atto tutte le misure idonee a prevenire il danno.

Il profilo assicurativo

La polizze assicurative scolastiche, di norma, prevedono il ramo di Responsabilità Civile. L’assicuratore, in questi casi, si obbliga a tenere indenne l’Istituto di quanto siano tenuto a pagare, a titolo di risarcimento per danni colposamente cagionati in conseguenza di un fatto verificatosi durante le attività scolastiche.

Se desideri maggiori informazioni circa la polizza di responsabilità Civile della scuola, contattaci qui.

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Polso rotto in classe

La cronaca della fine di ottobre riporta la notizia di uno studente che, in classe, si è rotto il polso in una prova di braccio di ferro. Quello che colpisce di più è la richiesta di risarcimento effettuata dalla famiglia dell’alunno: 70.000,00 euro.

Il fatto

Sembra che l’alunno infortunato stesse giocando a braccio di ferro in classe. Il giornale riporta come la sfida fra compagni durante nel corso della lezione e quindi in presenza del docente, sia finita con la rottura di un polso.
La preside ha dichiarato: «La richiesta risarcitoria non ci preoccupa, è in mano all’agenzia assicurativa. È un infortunio, come a scuola ne possono capitare altri».

L’infortunio

Sotto il profilo strettamente assicurativo, per infortunio s’intende “…quell’evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna che procuri una lesione obiettivamente constatabile…”. Fortuita significa indipendente dalla volontà della persona che subisce l’infortunio. Violenta delinea un’azione improvvisa e repentina attuata in un momento precisamente individuabile Esterna colloca la causa all’esterno dell’organismo. Tecnicamente quindi, quanto accaduto, è un infortunio. Il rischio di una lesione, nel corso di una prova di braccio di ferro, per quanto possa essere prevedibile, non è certo nella volontà di nessuna delle parti. Salvo esclusioni specifiche presenti in polizza, l’indennizzo potrà avvenire in base alle somme assicurate nella sezione infortuni. Difficilmente, però, si potrà pervenire ad una somma vicina alla richiesta della famiglia.

L’obbligo della vigilanza

Come più volte ricordato dalla giurisprudenza, con l’ammissione a scuola, nasce un vincolo negoziale dal quale discende l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno. La scuola deve, quindi, garantire entrambi gli aspetti, per tutto il tempo in cui lo studente fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni.
La responsabilità dell’Istituto è duplice: ovvero contrattuale, fondata cioè sull’adempimento dell’obbligo di vigilare ai sensi degli Artt. 2047 e 2048 del Codice Civile, alla quale si aggiunge la responsabilità extracontrattuale, ovvero sull’obbligo di non recare danno, ai sensi degli Artt. 2043 e 2051 del Codice Civile.
Quanto accaduto, quindi, potrebbe essere responsabilità diretta della scuola, alla luce della mancata o insufficiente vigilanza. La domanda spontanea, infatti, è come sia stato possibile organizzare una sfida a braccio di ferro nel mezzo di una lezione.

Il risarcimento da Responsabilità Civile

Le polizze scolastiche provvedono a tenere indenne l’Istituto e gli assicurati civilmente responsabili ai sensi di legge, per danni colposamente cagionati a terzi. Tra i danni sono compresi la morte, le lesioni personali, la distruzione, i danneggiamenti e il deterioramento di cose. È bene comunque precisare che l’assicurato dovrà necessariamente fornire la prova del danno patrimoniale occorso.
Presupposto necessario per il riconoscimento della risarcibilità, è la condotta colposa o dolosa di chi ha causato o non ha impedito il danno. In relazione al tipo di risarcimento questo prevede sia il danno emergente che il lucro cessante. Il primo consiste nel risarcimento diretto conseguente all’evento, in questo caso tutte le spese mediche, riabilitative materiali e morali. Il lucro cessante si riferisce al mancato guadagno, il profitto, che il soggetto avrebbe ottenuto senza il verificarsi dell’evento dannoso. Effettivamente, in questo senso, l’importo richiesto dalla famiglia del ragazzo potrebbe sembrare sovradimensionato rispetto al danno subito. Tuttavia, la valutazione è direttamente collegata alle prove che saranno fornite in sede di valutazione.

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Le punizioni corporali a scuola

Con la recente ordinanza (n. 5244 del 17 febbraio 2022), la Cassazione conferma la sanzione disciplinare di sospensione dal servizio per una docente che aveva schiaffeggiato un alunno disabile.
Non è certo il primo caso. Nell’ottobre 2020 fece scalpore il video in cui, in un Istituto superiore di Salerno, un’insegnate schiaffeggia uno studente reo di non voler mettere la mascherina in classe.

Le punizioni corporali sono un reato

Su tema, la giurisprudenza s’è espressa a più riprese: gli insegnanti che infliggono punizioni corporali commettono un illecito.
L’abuso dei mezzi di correzione, infatti è una reato punibile penalmente.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 31642 del 21 luglio 2016, ha condannato una maestra per aver tirato i capelli e schiaffeggiato uno studente. La Docente è stata ritenuta colpevole per i reati di lesioni personali e di abuso dei mezzi di correzione in danno del minore.
Gli insegnanti, riconosciuti colpevoli, sono puniti ai sensi dall’Art. 571 del Codice Penale, il quale stabilisce che debba essere perseguito: “Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte”.

Le lesioni personali

Il codice inoltre stabilisce che, se dall’abuso di mezzi di correzione ne deriva una lesione personale, sono previste le pene di cui agli Artt. 582 e 583 del Codice Penale e il soggetto colpevole dovrà farsi carico del risarcimento.
Il docente, in relazione alla gravità del fatto, potrebbe anche essere sottoposto ad un provvedimento disciplinare. I provvedimenti vanno dalla sospensione dell’incarico fino al vero e proprio licenziamento.

L’assicurazione scolastica

Sotto il profilo strettamente assicurativo, l’alunno vittima di lesioni personali è tutelato dalla polizza infortuni sottoscritta dall’Istituto.
Qualora non lo escluda esplicitamente, l’assicurazione rimborserà tutti danni derivanti.
Anche l’Istituto scolastico è tutelato dalla polizza assicurativa per gli eventuali danni derivanti dall’eventuale Responsabilità Civile.
Per il Docente, in tutti i reati di carattere penale, causati dolosamente, non c’è tutela assicurativa.
Al contrario, esiste la possibilità che la Società Assicuratrice si rivalga nei confronti del responsabile del gesto.

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Infortunio all’ingresso della scuola

La nonna di una nostra alunna, accompagnando la nipote a scuola, ha subito un infortunio all’ingresso della scuola. Nell’atrio, inciampava nel bordo di incasso dello zerbino che in quel momento era stato rimosso per essere pulito. La Signora, nella caduta, riportava la frattura dell’anca e conseguentemente doveva sottoporsi ad intervento chirurgico per la riduzione della stessa.
Qualche settimana dopo, il legale della Signora contatta la scuola chiedendoci il pagamento di tutte le spese e dell’invalidità residuata. La polizza sottoscritta copre anche quest’evento? Alla luce della gravità dell’evento dobbiamo fare denuncia anche all’INAIL?

L’infortunio, così com’è stato descritto, potrebbe sicuramente rientrare tra quelli ascrivibili alla Responsabilità Civile dell’Istituto.
A questo proposito diventa tuttavia necessario fare alcuni approfondimenti.

La regolamentazione scolastica

L’ingresso della scuola o l’uscita, impongono, obbligatoriamente, la verifica di alcuni imprescindibili elementi organizzativi. L’organizzazione deve rispettare le molteplici norme introdotte dai vari decreti “sicurezza”, non ultimi quelli relativi al distanziamento a seguito della pandemia in corso.
L’Istituto dovrà, quindi, regolamentare precisamente quali soggetti possano accedere agli edifici o alle pertinenze della scuola, ed in che modo.

L’accesso all’Istituto

In considerazione delle peculiarità delle singole strutture o dei diversi livelli di istruzione, non è possibile dare indicazioni generalizzate.
L’accesso degli accompagnatori in una Scuola dell’Infanzia avrà presupposti diversi rispetto ad un Istituto superiore. Un aspetto dev’essere comunque ben chiaro: chiunque acceda all’Istituto dev’essere autorizzato a farlo nei modi e nei tempi regolamentati dall’Istituto stesso.

Il profilo normativo

Ai sensi dell’Art. 2051 del Codice Civile, la scuola è non solo è responsabile della caduta provocata dalla rimozione del tappeto ma anche del mancato avvertimento. L’assenza di apposita segnalazione non ha dato la possibilità al danneggiato di percepire le condizioni di pericolosità della pavimentazione.
La giurisprudenza più volte ha rilevato che, per la responsabilità oggettiva è sufficiente il nesso di causalità tra il fatto e l’evento lesivo. Il danneggiato poteva ragionevolmente attendersi che la pavimentazione avrebbe dovuto essere priva di pericoli, soprattutto in occasione dell’ingresso e dell’uscita degli studenti. 
L’Art. 20 del D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 infine, impone che: “Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro”.

La denuncia all’INAIL

Nei casi di infortunio all’ingresso della scuola di soggetti esterni all’organico, la denuncia all’INAIL non è prevista. Non sussiste infatti un diretto rapporto di lavoro tra la Signora che accompagnava la nipote a scuola e l’Amministrazione scolastica.

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La responsabilità del Dirigente senza poteri di intervento

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 3184 del 27 gennaio 2020 s’è espressa circa la Responsabilità del Dirigente che, in caso di infortunio sul lavoro del dipendente, non ha poteri d’intervento.

Il fatto

Il ricorso è stato presentato da un Dirigente di una struttura pubblica munito di delega agli interventi ed adeguamenti strutturali, manutenzione di uffici e impianti. Il Dirigente era stato condannato nei primi due gradi di giudizio perché ritenuto responsabile delle lesioni subite da un dipendente. Il lavoratore, durante le operazioni di carico delle merci, è caduto da una banchina, essendo questa priva delle protezioni, riportando gravi lesioni.
I Giudici nei precedenti gradi di giudizio avevano ritenuto sussistere il profilo di colpa contestato, ravvisando, da parte dell’imputato, la violazione degli Artt. 63 comma 1 e 64 comma 1, lett. a) del D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, per non aver dotato la banchina di barriere di protezione.
Il Giudice aveva anche osservato che l’eventuale distrazione del lavoratore non poteva esimere da colpa il Dirigente.

Il potere d’intervento

La suprema corte ha annullato la sentenza di condanna emessa nei confronti del Dirigente.
Dall’analisi del documento di delega con il quale era attribuita la responsabilità della manutenzione degli impianti, era emerso che questi non disponeva di autonomi poteri di intervento e di scelta delle operazioni da effettuare. Inoltre, non disponeva di autonomia decisionale in relazione al potere di spesa.
In riferimento alla tutela della sicurezza e salute dei luoghi di lavoro negli enti locali, per Datore di Lavoro deve intendersi il Dirigente al quale spettano poteri di gestione, ivi compresa la titolarità di autonomi poteri decisori in materia di spesa. Condizione necessaria per riconoscere la responsabilità del Dirigente, è che questi sia anche dotato di effettivi poteri gestionali, decisionali e di spesa.
In altre parole, essendo il Dirigente soggetto a disposizioni assunte da altri, non poteva rivestire alcuna posizione di garanzia.
Ne deriva che, in casi simili ed in particolare in riferimento alla mancata esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e ristrutturazione degli edifici, anche quelli scolastici, il Dirigente, pur assumendo la qualità di datore di lavoro, non può essere ritenuto responsabile delle violazioni, risultando, in tale ambito, privo di autonomi poteri gestionali, decisionali e di spesa.

La polizza di tutela legale

Dal punto di vista strettamente assicurativo diventa quanto mai importante rimandare al nostro articolo in relazione alla polizza di Tutela Legale. Tre gradi di giudizio, infatti, con le relative spese legali e peritali, potrebbero rivelarsi, dal punto di vista economico, estremamente onerosi se non supportati da un’adeguata copertura assicurativa.

Se desideri avere maggiori informazioni in relazione alle polizze di Responsabilità Civile e Tutela Legale del Dirigente scolastico, contattaci qui.

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Responsabilità dei genitori per fatti illeciti del figlio

L’aspetto relativo alla responsabilità dei genitori per fatti illeciti del figlio, ai sensi degli Artt. 2047 e 2048 del Codice Civile, è sempre molto attuale.
Alla luce della culpa in educando, i genitori possono essere chiamati a rispondere dei danni causati dai figli. La responsabilità riguarda i minori considerati capaci d’intendere e di volere, sia in caso contrario.
I genitori, infatti, rispondono dei danni provocati se non hanno educato correttamente o se non provano di non aver potuto impedire il fatto.

Il patto di corresponsabilità educativa

Proprio su questa ragione è nato il Patto di Corresponsabilità Educativa tra scuola e famiglia: un insieme di regole e norme di comportamento che la scuola, la famiglia e gli alunni condividono e si impegnano a rispettare, alla luce del D.P.R. 21.11.2007 n. 235.
Su questa linea s’è espresso il Tribunale di Sondrio con la recentissima Sentenza n. 63/2021.
Il giudice ha condannato al risarcimento dei danni morali, materiali e delle spese legali, la famiglia di uno studente, ritenuto responsabile di reati di violenza privata, minacce e ingiuria nei confronti di un docente. Il risarcimento stabilito dal magistrato ammonta a 14.500 euro per il docente e 4.000 euro per spese legali.
Il giudice, nella motivazione, ha sottolineato la necessità di: “Ingenerare l’interesse anche economico, dei genitori a impartire ai propri figli la giusta educazione per spingerli a percepire concretamente il disvalore sociale di certi comportamenti unitamente all’impegno dei minori stessi a tenere ben a mente la comprensibile reazione dei genitori chiamati a rispondere di loro danni a terzi”.

La responsabilità genitoriale

In relazione alla responsabilità dei genitori per fatti illeciti del figlio, già nel 2008 la Corte di Cassazione III sez. civile con sentenza n. 7050 affermava che: «I criteri in base ai quali va imputata ai genitori la responsabilità per gli atti illeciti compiuti dai figli minori consistono, dunque, sia nel potere-dovere di esercitare la vigilanza sul comportamento dei figli stessi […] e sia anche e soprattutto nell’obbligo di svolgere adeguata attività formativa, impartendo ai figli l’educazione al rispetto delle regole della civile coesistenza, nei rapporti con il prossimo e nello svolgimento delle attività extrafamiliari. In quest’ultimo ambito rientrano i danni provocati dalle manifestazioni di indisciplina, negligenza e irresponsabilità».

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