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Le punizioni corporali a scuola

Con la recente ordinanza (n. 5244 del 17 febbraio 2022), la Cassazione conferma la sanzione disciplinare di sospensione dal servizio per una docente che aveva schiaffeggiato un alunno disabile.
Non è certo il primo caso. Nell’ottobre 2020 fece scalpore il video in cui, in un Istituto superiore di Salerno, un’insegnate schiaffeggia uno studente reo di non voler mettere la mascherina in classe.

Le punizioni corporali sono un reato

Su tema, la giurisprudenza s’è espressa a più riprese: gli insegnanti che infliggono punizioni corporali commettono un illecito.
L’abuso dei mezzi di correzione, infatti è una reato punibile penalmente.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 31642 del 21 luglio 2016, ha condannato una maestra per aver tirato i capelli e schiaffeggiato uno studente. La Docente è stata ritenuta colpevole per i reati di lesioni personali e di abuso dei mezzi di correzione in danno del minore.
Gli insegnanti, riconosciuti colpevoli, sono puniti ai sensi dall’Art. 571 del Codice Penale, il quale stabilisce che debba essere perseguito: “Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte”.

Le lesioni personali

Il codice inoltre stabilisce che, se dall’abuso di mezzi di correzione ne deriva una lesione personale, sono previste le pene di cui agli Artt. 582 e 583 del Codice Penale e il soggetto colpevole dovrà farsi carico del risarcimento.
Il docente, in relazione alla gravità del fatto, potrebbe anche essere sottoposto ad un provvedimento disciplinare. I provvedimenti vanno dalla sospensione dell’incarico fino al vero e proprio licenziamento.

L’assicurazione scolastica

Sotto il profilo strettamente assicurativo, l’alunno vittima di lesioni personali è tutelato dalla polizza infortuni sottoscritta dall’Istituto.
Qualora non lo escluda esplicitamente, l’assicurazione rimborserà tutti danni derivanti.
Anche l’Istituto scolastico è tutelato dalla polizza assicurativa per gli eventuali danni derivanti dall’eventuale Responsabilità Civile.
Per il Docente, in tutti i reati di carattere penale, causati dolosamente, non c’è tutela assicurativa.
Al contrario, esiste la possibilità che la Società Assicuratrice si rivalga nei confronti del responsabile del gesto.

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Infortunio all’ingresso della scuola

La nonna di una nostra alunna, accompagnando la nipote a scuola, ha subito un infortunio all’ingresso della scuola. Nell’atrio, inciampava nel bordo di incasso dello zerbino che in quel momento era stato rimosso per essere pulito. La Signora, nella caduta, riportava la frattura dell’anca e conseguentemente doveva sottoporsi ad intervento chirurgico per la riduzione della stessa.
Qualche settimana dopo, il legale della Signora contatta la scuola chiedendoci il pagamento di tutte le spese e dell’invalidità residuata. La polizza sottoscritta copre anche quest’evento? Alla luce della gravità dell’evento dobbiamo fare denuncia anche all’INAIL?

L’infortunio, così com’è stato descritto, potrebbe sicuramente rientrare tra quelli ascrivibili alla Responsabilità Civile dell’Istituto.
A questo proposito diventa tuttavia necessario fare alcuni approfondimenti.

La regolamentazione scolastica

L’ingresso della scuola o l’uscita, impongono, obbligatoriamente, la verifica di alcuni imprescindibili elementi organizzativi. L’organizzazione deve rispettare le molteplici norme introdotte dai vari decreti “sicurezza”, non ultimi quelli relativi al distanziamento a seguito della pandemia in corso.
L’Istituto dovrà, quindi, regolamentare precisamente quali soggetti possano accedere agli edifici o alle pertinenze della scuola, ed in che modo.

L’accesso all’Istituto

In considerazione delle peculiarità delle singole strutture o dei diversi livelli di istruzione, non è possibile dare indicazioni generalizzate.
L’accesso degli accompagnatori in una Scuola dell’Infanzia avrà presupposti diversi rispetto ad un Istituto superiore. Un aspetto dev’essere comunque ben chiaro: chiunque acceda all’Istituto dev’essere autorizzato a farlo nei modi e nei tempi regolamentati dall’Istituto stesso.

Il profilo normativo

Ai sensi dell’Art. 2051 del Codice Civile, la scuola è non solo è responsabile della caduta provocata dalla rimozione del tappeto ma anche del mancato avvertimento. L’assenza di apposita segnalazione non ha dato la possibilità al danneggiato di percepire le condizioni di pericolosità della pavimentazione.
La giurisprudenza più volte ha rilevato che, per la responsabilità oggettiva è sufficiente il nesso di causalità tra il fatto e l’evento lesivo. Il danneggiato poteva ragionevolmente attendersi che la pavimentazione avrebbe dovuto essere priva di pericoli, soprattutto in occasione dell’ingresso e dell’uscita degli studenti. 
L’Art. 20 del D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 infine, impone che: “Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro”.

La denuncia all’INAIL

Nei casi di infortunio all’ingresso della scuola di soggetti esterni all’organico, la denuncia all’INAIL non è prevista. Non sussiste infatti un diretto rapporto di lavoro tra la Signora che accompagnava la nipote a scuola e l’Amministrazione scolastica.

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La responsabilità del Dirigente senza poteri di intervento

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 3184 del 27 gennaio 2020 s’è espressa circa la Responsabilità del Dirigente che, in caso di infortunio sul lavoro del dipendente, non ha poteri d’intervento.

Il fatto

Il ricorso è stato presentato da un Dirigente di una struttura pubblica munito di delega agli interventi ed adeguamenti strutturali, manutenzione di uffici e impianti. Il Dirigente era stato condannato nei primi due gradi di giudizio perché ritenuto responsabile delle lesioni subite da un dipendente. Il lavoratore, durante le operazioni di carico delle merci, è caduto da una banchina, essendo questa priva delle protezioni, riportando gravi lesioni.
I Giudici nei precedenti gradi di giudizio avevano ritenuto sussistere il profilo di colpa contestato, ravvisando, da parte dell’imputato, la violazione degli Artt. 63 comma 1 e 64 comma 1, lett. a) del D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, per non aver dotato la banchina di barriere di protezione.
Il Giudice aveva anche osservato che l’eventuale distrazione del lavoratore non poteva esimere da colpa il Dirigente.

Il potere d’intervento

La suprema corte ha annullato la sentenza di condanna emessa nei confronti del Dirigente.
Dall’analisi del documento di delega con il quale era attribuita la responsabilità della manutenzione degli impianti, era emerso che questi non disponeva di autonomi poteri di intervento e di scelta delle operazioni da effettuare. Inoltre, non disponeva di autonomia decisionale in relazione al potere di spesa.
In riferimento alla tutela della sicurezza e salute dei luoghi di lavoro negli enti locali, per Datore di Lavoro deve intendersi il Dirigente al quale spettano poteri di gestione, ivi compresa la titolarità di autonomi poteri decisori in materia di spesa. Condizione necessaria per riconoscere la responsabilità del Dirigente, è che questi sia anche dotato di effettivi poteri gestionali, decisionali e di spesa.
In altre parole, essendo il Dirigente soggetto a disposizioni assunte da altri, non poteva rivestire alcuna posizione di garanzia.
Ne deriva che, in casi simili ed in particolare in riferimento alla mancata esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e ristrutturazione degli edifici, anche quelli scolastici, il Dirigente, pur assumendo la qualità di datore di lavoro, non può essere ritenuto responsabile delle violazioni, risultando, in tale ambito, privo di autonomi poteri gestionali, decisionali e di spesa.

La polizza di tutela legale

Dal punto di vista strettamente assicurativo diventa quanto mai importante rimandare al nostro articolo in relazione alla polizza di Tutela Legale. Tre gradi di giudizio, infatti, con le relative spese legali e peritali, potrebbero rivelarsi, dal punto di vista economico, estremamente onerosi se non supportati da un’adeguata copertura assicurativa.

Se desideri avere maggiori informazioni in relazione alle polizze di Responsabilità Civile e Tutela Legale del Dirigente scolastico, contattaci qui.

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Responsabilità dei genitori per fatti illeciti del figlio

L’aspetto relativo alla responsabilità dei genitori per fatti illeciti del figlio, ai sensi degli Artt. 2047 e 2048 del Codice Civile, è sempre molto attuale.
Alla luce della culpa in educando, i genitori possono essere chiamati a rispondere dei danni causati dai figli. La responsabilità riguarda i minori considerati capaci d’intendere e di volere, sia in caso contrario.
I genitori, infatti, rispondono dei danni provocati se non hanno educato correttamente o se non provano di non aver potuto impedire il fatto.

Il patto di corresponsabilità educativa

Proprio su questa ragione è nato il Patto di Corresponsabilità Educativa tra scuola e famiglia: un insieme di regole e norme di comportamento che la scuola, la famiglia e gli alunni condividono e si impegnano a rispettare, alla luce del D.P.R. 21.11.2007 n. 235.
Su questa linea s’è espresso il Tribunale di Sondrio con la recentissima Sentenza n. 63/2021.
Il giudice ha condannato al risarcimento dei danni morali, materiali e delle spese legali, la famiglia di uno studente, ritenuto responsabile di reati di violenza privata, minacce e ingiuria nei confronti di un docente. Il risarcimento stabilito dal magistrato ammonta a 14.500 euro per il docente e 4.000 euro per spese legali.
Il giudice, nella motivazione, ha sottolineato la necessità di: “Ingenerare l’interesse anche economico, dei genitori a impartire ai propri figli la giusta educazione per spingerli a percepire concretamente il disvalore sociale di certi comportamenti unitamente all’impegno dei minori stessi a tenere ben a mente la comprensibile reazione dei genitori chiamati a rispondere di loro danni a terzi”.

La responsabilità genitoriale

In relazione alla responsabilità dei genitori per fatti illeciti del figlio, già nel 2008 la Corte di Cassazione III sez. civile con sentenza n. 7050 affermava che: «I criteri in base ai quali va imputata ai genitori la responsabilità per gli atti illeciti compiuti dai figli minori consistono, dunque, sia nel potere-dovere di esercitare la vigilanza sul comportamento dei figli stessi […] e sia anche e soprattutto nell’obbligo di svolgere adeguata attività formativa, impartendo ai figli l’educazione al rispetto delle regole della civile coesistenza, nei rapporti con il prossimo e nello svolgimento delle attività extrafamiliari. In quest’ultimo ambito rientrano i danni provocati dalle manifestazioni di indisciplina, negligenza e irresponsabilità».

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La Responsabilità Civile della scuola verso terzi

Il tema della Responsabilità Civile della scuola verso terzi è certamente uno dei più importanti in ordine alle polizze assicurative.
Di Responsabilità Civile abbiamo già avuto occasione di parlare in un precedente articolo, in relazione ai danni causati agli smartphone di proprietà degli alunni. Oggi cerchiamo di approfondire il tema.

Il fatto illecito

Le attività proprie degli Istituti Scolastici sono varie e differenziate. A ciò corrisponde inevitabilmente una altrettanto ampia casistica di danni potenziali involontari ed accidentali che l’Istituto, direttamente o indirettamente, potrebbe cagionare a terzi. Potremmo citare moltissimi casi: dalla mancata manutenzione delle attrezzature di sicurezza, alla mancata e/o inadeguata segnalazione di insidie. Dal fatto involontario di un dipendente, alla accidentale somministrazione di cibi avariati in una mensa. Fino alla negligenza nella vigilanza dei minori che gli sono stati affidati.
E’ facile constatare, anche in questi pochi ma significativi esempi, che le norme di legge in materia di fatti illeciti e di conseguente attribuzione di responsabilità, vi trovano ampia applicazione. Anche ricorrendo ad una rigorosa prevenzione, rimane sempre un’alta percentuale di rischio che giustifica, quando non impone, il ricorso all’assicurazione.

La polizza di Responsabilità Civile

La polizza Responsabilità Civile trova riscontro nell’ Art. 1917 del Codice Civile. La copertura deve garantire il risarcimento per fatti colposi e per quelli causati per colpa grave con esclusione del dolo. Proprio per l’importanza della copertura, la polizza di Responsabilità Civile è considerata alla base di tutti i progetti assicurativi. Di norma è stipulata da tutti quei soggetti esposti al rischio di dover rispondere della propria condotta.
In considerazione della frequenza dei sinistri, la stipula della polizza per la responsabilità civile è obbligatoria per circolazione di veicoli a motore e natanti (RCA).
Dal 2013, con l’entrata in vigore del DPR 14.08.2012 n. 137, la polizza di Responsabilità Civile Professionale è diventata un obbligo anche per molte categorie di professionisti.

La polizza di Responsabilità Civile nella scuola

La polizza di Responsabilità Civile tutela l’Amministrazione Scolastica dal rischio di dover pagare, a titolo di risarcimento, i danni procurati a terzi involontariamente a causa di una condotta colpevole. All’interno della scuola, la polizza di Responsabilità Civile, di norma, assicura tutti i soggetti (Studenti ed operatori scolastici) che siano esposti al rischio di causare danni a terzi.
Anche con l’entrata in vigore dell’autonomia scolastica legittimata dalla Legge 15.03.1997, n. 59 le polizze assicurative di Responsabilità Civile nella scuola devono sempre ricomprendere nella copertura l’Amministrazione Scolastica Centrale (MIUR) in quanto legittimata passiva.
Il ricorso alla copertura assicurativa non esime i Dirigenti responsabili e gli addetti dall’applicazione delle norme legate alla sicurezza delle attività svolte. L’amministrazione dovrà anche vigilare affinché siano mantenute efficienti e a “norma” le attrezzature, i macchinari, gli impianti, i fabbricati e tutte le strutture che, in assenza di manutenzione e controllo, potrebbero creare pregiudizio alla pubblica incolumità e a quella dei dipendenti oltre alle norme specifiche legate alla vigilanza durante le attività scolastiche.

Ultimo aspetto, ma non ultimo in ordine di importanza, riguarda l’importo del massimale da richiedere alla società assicuratrice che dev’essere adeguato al reale rischio potenziale. Anche in questo caso l’intervento del broker assicurativo specializzato diventa particolarmente utile.

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Smartphone danneggiato

Al nostro Istituto Superiore è giunta la lettera della famiglia di un alunno iscritto, attraverso la quale viene chiesto il risarcimento dei danni occorsi allo smartphone fatto cadere da un compagno di classe durante l’uscita dalla scuola. La Compagnia Assicuratrice cui abbiamo denunciato il sinistro ci comunica che questo tipo di danno non è ricompreso nelle Condizioni Contrattuali, tuttavia a nostro parere si tratta di un palese danno da Responsabilità Civile. Le polizze scolastiche sono tenute a risarcire questo tipo di danno?

Nelle polizze scolastiche, di norma, l’operatività delle garanzie della sezione Responsabilità Civile, riguarda solo quelle attività per le quali l’Istituto Scolastico provvede alla vigilanza diretta. In alcuni casi sono comprese quelle vigilate anche da altro personale, purché incaricato dalla scuola stessa. La garanzia infatti, riguarda solo gli eventi per i quali l’Istituto Scolastico potrebbe essere chiamato a rispondere in giudizio.
In ambito scolastico, di norma, sono configurabili tre tipi di responsabilità.

La responsabilità diretta della Scuola

La responsabili diretta dell’Istituto ricade direttamente sul Dirigente Scolastico.
Al Dirigenti spetta il compito di organizzazione e controllo sull’attività degli operatori scolastici e l’attività di custodia ai sensi degli Artt. 2043 e 2051 del Codice Civile.
Il Dirigente è quindi ritenuto responsabile, solo nel caso in cui non abbia posto in essere tutte le misure organizzative per garantire la sicurezza nell’ambiente scolastico e la disciplina tra gli alunni (culpa in organizzando).
In quanto Pubblica Amministrazione, la responsabilità dell’Istituto scolastico è disciplinata dall’Art. 28 della Costituzione. La norma stabilisce che la responsabilità dei dipendenti si estende alla Pubblica Amministrazione.
L’articolo citato trova conferma anche nell’Art. 61 della Legge 2 luglio 1980 n. 312: «La responsabilità patrimoniale del personale direttivo, docente, educativo e non docente della scuola […] per danni arrecati direttamente all’Amministrazione in connessione a comportamenti degli alunni è limitata ai soli casi di dolo o colpa grave nell’esercizio della vigilanza sugli alunni stessi».
La nuova disciplina ha riconosciuto allo Stato il diritto di rivalsa nei confronti responsabile. Questo tuttavia solo nel caso in cui si possa ravvisare, nella condotta di quest’ultimo, dolo o colpa grave.

La responsabilità diretta del Docente

La responsabilità del Docente (culpa in vigilando) trova la sua disciplina nell’Art. 2048, comma 2 del Codice Civile: «I precettori […] sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”. Gli insegnanti rispondono dell’illecito commesso dagli allievi limitatamente al periodo in cui essi sono sotto la loro vigilanza. Nel rispetto del tradizionale principio secondo cui l’insegnante si affianca e si sostituisce al genitore nell’opera educativa. L’obbligo di vigilanza sussiste per tutto il tempo in cui gli insegnanti hanno in custodia gli alunni. Secondo la giurisprudenza prevalente, quindi, anche durante la ricreazione, le gite scolastiche e durante tutta la permanenza nei locali di pertinenza della scuola. La vigilanza cessa solo quando ad essa si sostituisca la vigilanza, effettiva o potenziale, dei genitori.
L’insegnante dovrà dimostrare di aver posto in essere una vigilanza adeguata in funzione dell’età e della maturità degli allievi. Nonostante tutto questo, il fatto dannoso non potesse essere impedito.

La responsabilità diretta della Famiglia

Al contrario di quelle sopra indicate, la responsabilità della famiglia (culpa in educando) riguarda in modo più ampio il sistema educativo. La famiglia deve dimostrare di aver impartito un’educazione adeguata. In questa direzione si inserisce il Patto educativo di corresponsabilità che enuclea i principi e i comportamenti che la scuola, la famiglia e gli alunni condividono e si impegnano a rispettare.
La giurisprudenza, soprattutto negli ultimi anni, prevede infatti un’obbligazione risarcitoria solidale tra genitori ed educatori. La responsabilità del docente infatti non esclude che il fatto sia conseguenza dell’omessa educazione da parte del genitore.

Il profilo assicurativo

Fermo restando quanto sopra, alla luce del luogo in cui è accaduto l’evento, sembra ipotizzabile escludere sia la responsabilità della scuola che quella degli insegnanti.
Alla luce delle modalità in cui è accaduto l’evento, inoltre diventa difficile dimostrare la colpa dell’alunno nell’evento. Al contrario, potrebbe ipotizzarsi l’incuria nella conservazione del bene da parte del compagno che ha subito il danno.
Da ultimo le polizze assicurative scolastiche, di norma, escludono il danneggiamento dei beni elettronici.

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Smartphone danneggiato: l’assicurazione non copre il danno!

Nel nostro Istituto Superiore un docente che ha ritirato smartphone e cellulari ai propri studenti all’inizio della lezione. Nel riconsegnarli ne ha fatto accidentalmente cadere uno danneggiandolo. Il sinistro è stato respinto dalla Società Assicuratrice. La famiglia chiede il pagamento della riparazione alla scuola, è corretto? Perché la copertura di Responsabilità Civile non copre il danno?

La questione dello smartphone danneggiato dal docente è abbastanza controversa. Risulta difficile rispondere in modo esaustivo alla domanda poiché manca la dettagliata dinamica dell’evento. Possiamo tuttavia fare alcune riflessioni di massima.

L’uso dello smartphone in classe è vietato

L’indicazione di riferimento per l’utilizzo degli smartphone in classe è la circolare MIUR n. 30 del 15 marzo 2017.
Fermo restando che il Docente possa concederne l’uso in caso di urgenza, in linea generale, l’uso dei cellulari in classe è vietato, poiché potrebbero rappresentare una distrazione.
Il divieto, tuttavia non legittima l’Istituto o il personale scolastico a ritirare i dispositivi in possesso agli studenti.
I cellulari, infatti, in quanto oggetti personali, non possono essere sequestrati o requisiti agli insegnanti.
La situazione, come in questo caso, si complica ulteriormente quando lo smartphone è danneggiato dal docente.
Nondimeno, lo studente potrà tuttavia essere sanzionato disciplinarmente, anche alla luce del rapporto di corresponsabilità tra l’Istituto e la famiglia.

Smartphone e privacy

Le linee guida del Garante della Privacy sulla scuola fissano fino a che punto l’Istituto può spingersi: non può essere impedito agli alunni di portare il cellulare in classe, ma il suo utilizzo può essere vietato se utilizzato in modo improprio o reca disturbo al resto della classe. La scuola ha nel suo diritto quello di proibire l’utilizzo degli smartphone all’interno delle classi, ma questo non comporta la possibilità di ritirare gli oggetti in questione, potere che è concesso solo alle forze dell’ordine in presenza di reati o su richiesta del giudice. Infrangere questa norma potrebbe far nascere contenziosi tra le famiglie e l’Istituto scolastico.

Il rispetto delle libertà personali

Di fatto se un docente sequestra lo smartphone di uno studente, compie un illecito e il suo comportamento potrebbe essere segnalato sia al Preside che al MIUR.
Secondo l’Authority, l’utilizzo di telefoni cellulari come di tutti gli apparecchi per la registrazione di suoni e immagini è in genere consentito, solo per fini personali e sempre nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte (siano essi studenti o professori), in particolare della loro immagine e dignità.

Il profilo assicurativo

Circa il mancato pagamento del danno da parte della Società assicuratrice, occorre evidenziare due passaggi.
La quasi totalità delle polizze esistenti nel mercato scolastico, escludono il danneggiamento delle cose in consegna o custodia a qualsiasi titolo o destinazione.
Anche le polizze assicurative dei beni, di norma, escludono smartphone e/o cellulari dalle coperture assicurative.
Anche nel caso di smartphone danneggiato da un docente la consulenza del broker assicurativo specializzato diventa particolarmente utile per definire l’ambito di rischio specifico.