Quattro studentesse di una scuola campana sono state ricoverate in ospedale dopo aver bevuto acqua minerale acquistata dal distributore automatico a scuola. Lo riporta un articolo della cronaca locale del quotidiano: “il Corriere della Sera”.
Il fatto
Tre studentesse di un Istituto Superiore a Ischia sono state ricoverate dopo aver bevuto acqua minerale. Le bottiglie, regolarmente sigillate, provenivano dal bar della scuola e, a detta delle studentesse, presentavano un sospetto sapore di cloro.
Le giovani, subito dopo il consumo, hanno avvertito forti crampi intestinali e per questo motivo sono state ricoverate in ospedale. Una quarta studentessa s’è recata il giorno dopo al Pronto Soccorso denunciando la stessa sintomatologia.
Le prime tre ragazze sono rimaste in osservazione per 24 ore. La quarta studentessa, che aveva solo assaggiato l’acqua, è stata trattenuta esclusivamente per motivi precauzionali.
Le condizioni di salute di tutte le studentesse sono stabili e il quadro clinico generale non desta preoccupazioni particolari.
I Carabinieri hanno sequestrato i lotti sospetti delle bevande e bloccato la distribuzione del fornitore per precauzione. Al momento non risultano altre segnalazioni sul territorio motivo per cui l’ASL non esclude che le cause dei malori siano diverse, come una sindrome influenzale.
Saranno solo le analisi di laboratorio a chiarire se l’acqua fosse realmente contaminata.
La responsabilità
Se venisse confermata l’adulterazione, scatterebbe il reato previsto dall’Art. 442 del Codice Penale che punisce il commercio di sostanze alimentari nocive.
Ai sensi della norma, l’azione di vendita al pubblico non si limita esclusivamente per il produttore ma coinvolge anche i distributori a qualunque titolo. Chi vende o distribuisce cibi o bevande contaminate, anche a sua insaputa, rischia pesanti conseguenze legali. Sebbene infatti manchi la volontà di danneggiare, può scattare la responsabilità colposa.
L’autorità verificherà il rispetto delle norme di conservazione: i protocolli HACCP impongono infatti una regolare vigilanza sugli alimenti messi in commercio.
Anche le fatture di acquisto e i sigilli integri sono prove fondamentali per la difesa. Dimostrare la buona fede e il corretto stoccaggio riduce notevolmente la gravità della posizione penale del distributore. La responsabilità, in questi casi, si sposterebbe così sull’intera catena di produzione.
Sul piano civile, il danneggiato può comunque chiedere il risarcimento direttamente all’esercente. Quest’ultimo, a sua volta, ha diritto di regresso verso il produttore qualora fosse provato che la contaminazione è avvenuta all’origine.
Il profilo assicurativo
Le migliori polizze assicurative operanti nella scuola garantiscono una protezione specifica anche nei casi di intossicazione alimentare qualora il danno avvenga durante le attività didattiche.
L’Istituto ha l’obbligo giuridico di vigilare costantemente sulla sicurezza e quindi anche sulla qualità degli alimenti posti in vendita all’interno della scuola. Tuttavia, la responsabilità primaria ricade sull’appaltatore del servizio.
Se un alunno o un terzo subisce un danno per colpa del gestore, dovrà inizialmente richiedere il risarcimento a quest’ultimo, in quanto responsabile dell’evento avverso.
La polizza della scuola interviene comunque per coprire eventuali garanzie accessorie scoperte. In questo modo si garantisce al danneggiato un ristoro economico completo e rapido.
Resta inteso che la compagnia assicuratrice potrà successivamente esercitare il diritto di rivalsa nei confronti del responsabile.
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