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Obbligo di vigilanza e responsabilità civile: l’importanza della conformità normativa negli asili nido

Come riporta “il Messaggero”, con la sentenza della Cassazione di Velletri, si chiude, almeno sul piano giudiziario, la vicenda di Lavinia Montebove. L’alunna frequentava un asilo nido, quando venne investista da un’auto in manovra nel cortile della struttura, riportando gravi danni permanenti.

Il fatto

Il 7 agosto 2018, la piccola Lavinia, di soli 16 mesi, fu investita nel parcheggio di un asilo nido di Velletri alle porte di Roma. La bambina, allontanatasi dall’edificio, gattonava nell’area esterna della struttura dove venne travolta da un’auto in manovra guidata da una mamma.
Per i primi soccorsi non fu usato nessun protocollo d’emergenza: la piccola venne trasferita in ospedale da un’auto privata senza chiamare l’ambulanza. Le conseguenze del sinistro furono devastanti, riducendo Lavinia in uno stato semi-vegetativo irreversibile.
Dal giorno dell’incidente infatti la piccola si trova in uno stato di minima coscienza. Familiari e specialisti la assistono costantemente, supervisionati dall’Asl di Velletri e dall’Ospedale “Bambino Gesù”.

Il percorso giudiziario e le sentenze

L’iter giudiziario ha cercato di fare chiarezza sulle responsabilità dell’evento. La Corte d’Appello di Roma, nel marzo 2025, confermò le sentenze di colpevolezza precedentemente emesse.
Secondo quanto emerse fin dalle prime indagini la struttura era un asilo “fantasma”. L’attività operava irregolarmente all’interno di un immobile destinato ad uso abitativo. La titolare non aveva presentato nessuna richiesta alla Camera di Commercio e l’attività era priva di un autonomo codice fiscale registrato all’Agenzia delle Entrate. Tali mancanze hanno di fatto impedito alle amministrazioni ogni controllo preventivo su igiene e sicurezza.
Durante il processo, il procuratore generale Carlo Paolella ha definito l’accaduto: «Una tragedia evitabilissima e prevedibilissima». L’avvocato di parte civile, che assiste i genitori della bambina, ha parlato di «gravissime negligenze e sciatteria» che contribuirono a causare un danno irreversibile.

La condanna e il ricorso in Cassazione

Per questi motivi la maestra e titolare dell’asilo venne condannata a due anni e sei mesi per lesioni colpose gravissime stradali e abbandono di minore. Per la donna alla guida della vettura, il tribunale stabilì invece una condanna a un anno di reclusione e analogo periodo di sospensione della patente.
La Corte di Cassazione, all’inizio di marzo, ha respinto il ricorso presentato dalla titolare della struttura, imputata per lesioni personali colpose e abbandono di minore. Era invece già definitiva la condanna per l’investitrice, che non aveva presentato ricorso.

La responsabilità del personale educativo

Il profilo di responsabilità nel caso specifico si fonda sull’obbligo di vigilanza gravante su chi gestisce un servizio educativo per l’infanzia. Il personale scolastico ha il dovere giuridico di garantire l’incolumità dei minori affidati alla propria custodia, impedendo situazioni di pericolo. La giurisprudenza sottolinea come l’omessa sorveglianza configuri una grave colpa professionale. La mancata chiusura di varchi o accessi ha reso inefficace la protezione prevista in simili contesti educativi.

Le tutele assicurative e il risarcimento

Le tutele assicurative giocano un ruolo cruciale nella gestione dei danni derivanti da incidenti scolastici. Ogni struttura dovrebbe obbligatoriamente stipulare polizze di Responsabilità Civile verso terzi per coprire eventuali danni causati a soggetti esterni o agli alunni stessi. Il risarcimento del danno, disciplinato dal Codice Civile, rimane un atto necessario per supportare la cura della vittima nel tempo. Nel caso specifico, oltre alla polizza di Responsabilità Civile della scuola è operante anche la polizza di Responsabilità Civile del veicolo che ha causato il sinistro. Il risarcimento, in questo specifico caso, ammonterebbe a oltre due milioni e ottocentomila euro. «Il risarcimento c’è stato, importante ma parziale – dice l’Avvocato della famiglia- perché ogni singolo centesimo è destinato ad assicurare la sopravvivenza di Lavinia nel modo più dignitoso possibile».

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Infortuni scolastici e onere della prova: perché il certificato medico tardivo compromette il risarcimento

La famiglia di un nostro alunno lamenta il respingimento del sinistro da parte dell’Assicuratore. Il certificato del Pronto Soccorso, con cui è stato denunciato l’infortunio, è datato 10 giorni dopo l’evento. Il comportamento dell’Assicuratore è corretto?    

Gli infortuni a scuola non sono eventi rari. Quando un alunno subisce un danno, la corretta gestione assicurativa garantisce il rimborso del danno. Spesso si crede che la sola denuncia basti per ottenere il risarcimento. La recente giurisprudenza, come la sentenza n. 1125 del 2025 della Corte d’Appello di Reggio Calabria, ci ricorda che non è così. La prova del sinistro è un onere complesso che richiede documenti certi e tempestivi. Senza una solida base probatoria, il diritto al risarcimento rischia di decadere.

L’atto pubblico come pilastro probatorio

Il certificato del Pronto Soccorso è considerato un atto pubblico. Esso possiede una particolare efficacia definita dalla legge come fede privilegiata. Questo significa che il documento fa piena prova di ciò che il medico attesta di aver percepito. Il documento certifica con precisione l’orario e il luogo di accesso alla struttura ospedaliera. Esso costituisce un ancoraggio temporale fondamentale per ogni futura richiesta di risarcimento. La sua assenza rende il percorso verso l’indennizzo decisamente più arduo e incerto.

Il confine della fede privilegiata

Esiste tuttavia un limite giuridico importante da considerare con attenzione. La fede privilegiata si riferisce esclusivamente ai fatti osservati dal medico. Essa non garantisce la veridicità delle dichiarazioni fornite dal paziente sulla dinamica dell’incidente. Il medico verbalizza quanto riferito, ma non certifica come causa del danno la versione dell’infortunato. La ricostruzione della dinamica richiede dunque prove ulteriori e concordanti. Confondere l’accertamento medico con la prova dell’evento può portare a delusioni dolorose anche in ambito processuale.

Le implicazioni per le polizze scolastiche

Le compagnie di assicurazione analizzano le denunce di sinistro con grande rigore. Un ritardo nelle cure mediche crea spesso una lacuna probatoria incolmabile. Se il genitore attende giorni prima di recarsi al pronto soccorso, la causalità tra l’evento accaduto a scuola e danno si indebolisce. Questo comportamento può indurre la compagnia a negare la copertura assicurativa. È fondamentale che il sinistro avvenuto a scuola venga documentato con estrema tempestività. Il pronto soccorso resta la sede più idonea per dare inizio alla pratica.

Consigli pratici per la scuola, i docenti e famiglie

Nel caso di infortunio è bene che la scuola predisponga un preciso protocollo operativo. Ogni sinistro, anche se lieve, dev’essere segnalato prontamente sia all’Amministrazione scolastica che alla famiglia dell’alunno. In caso di sospette lesioni, è opportuno che il Docente consigli ai genitori il ricorso tempestivo alle strutture d’emergenza. Quest’agire tutela innanzitutto la salute dello studente e contemporaneamente, costruisce una solida base documentale necessaria per la tutela assicurativa.
Anche il personale scolastico dev’essere precisamente formato sulla gestione degli infortuni. Procrastinazioni immotivate, non solo mettono a repentaglio il risarcimento dell’assicurazione ma possono generare sanzioni amministrative da parte dell’INAIL, per mancata o tardata denuncia.
La sentenza di Reggio Calabria non cambia le regole del risarcimento, tuttavia evidenzia come le richieste di rimborso debbano essere dimostrate in modo inoppugnabile. La polizza scolastica garantisce una protezione finanziaria, ma non dispensa dall’onere della prova. La tempestività medica e la precisione nella ricostruzione dei fatti restano essenziali.

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Infortunio durante la lezione: il Ministero condannato per colpa del docente.

Il Tribunale di Lecce, il 5 febbraio scorso, ha emesso una sentenza di condanna nei confronti del Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’Amministrazione dovrà risarcire i danni subiti da uno studente minorenne, l’8 gennaio 2018. L’incidente è avvenuto nei locali scolastici a seguito di un malore occorso durante l’orario di lezione.

Il fatto

L’istruttoria ha accertato che il malore è scaturito dalla visione di un filmato tecnico sulla castrazione dei cantanti lirici. Il video ha generato un forte impatto sui alcuni studenti, uno di questi ha chiesto di uscire dall’aula ed è svenuto nel corridoio. Nella caduta, come diagnosticato dal Pronto Soccorso dell’ospedale di Brindisi, ha riportato la frattura di due incisivi e una ferita al labbro.
Il Docente che ha redatto la relazione, ha omesso i dettagli sul filmato proiettato, descrivendo l’evento come un malore accidentale avvenuto durante la ricreazione.
Le testimonianze dei compagni di classe hanno però smentito la relazione di servizio redatta dal Docente che ometteva il nesso causale tra la proiezione e il successivo infortunio.

La sentenza del tribunale

La divergenza tra prove orali e documentali ha pesato sulla valutazione della colpa specifica. Il giudice ha riscontrato una condotta negligente nella valutazione preventiva dell’impatto psicologico del materiale proiettato.
Il magistrato ha quindi ravvisato una responsabilità contrattuale dell’Istituto nella gestione della sicurezza degli alunni. La dinamica dell’evento ha evidenziato criticità nella scelta dei contenuti didattici proposti dal Docente. Tali contenuti sono stati ritenuti non idonei alla sensibilità dei minori presenti in aula.

Il nesso di causalità e la responsabilità contrattuale

L’iscrizione scolastica configura un contratto che impone obblighi di protezione verso l’integrità fisica degli alunni. Ai sensi dell’Art. 1218 del Codice Civile, la scuola deve provare l’imprevedibilità dell’evento dannoso. Nel caso specifico, l’Amministrazione non ha fornito prove idonee a escludere la propria responsabilità. Il tribunale ha richiamato l’orientamento della Corte di Cassazione contenuto nella sentenza n. 14720 del 2024, circa l’onere della prova a carico del debitore. L’Istituto deve sempre dimostrare l’esistenza di una causa imprevedibile e inevitabile tale da rendere impossibile l’adempimento della propria prestazione.
Il docente, in quanto organo dell’amministrazione, impegna direttamente la responsabilità civile del Ministero competente. Nel caso in questione invece non è stata ravvisata alcuna causa esterna interruttiva del nesso di causalità tra didattica e danno.

Quantificazione del danno e profili risarcitori

Il danno è stato quindi quantificato seguendo i parametri dell’Art. 139 del Codice delle Assicurazioni Private. Il consulente tecnico ha rilevato un danno biologico permanente pari all’1% per la perdita degli incisivi. Sono state riconosciute anche le indennità per inabilità temporanea e per il danno morale subito. Il tribunale ha liquidato la somma di 1.750,39 euro per le lesioni biologiche complessive. A tale importo si aggiungono 1.680 euro a titolo di rimborso per le spese odontoiatriche documentate. Il risarcimento totale ammonta a 3.430,39 euro, comprensivi di rivalutazione e interessi legali. La sentenza di primo grado è stata dichiarata immediatamente esecutiva dal giudice monocratico.

Le assicurazioni scolastiche nel contesto della responsabilità civile

Le polizze assicurative scolastiche si dividono solitamente in coperture Inail e polizze integrative private. L’Inail copre esclusivamente gli infortuni che causano la morte dell’infortunato oppure abbiano per conseguenza un’invalidità permanente ≥ al 6%. Nei casi, come quello in esame, interviene la polizza di Responsabilità Civile verso Terzi (RCT). Tale copertura tutela l’amministrazione e il personale dai danni causati agli alunni per colpa o negligenza. La compagnia assicurativa dell’istituto è chiamata a manlevare il Ministero in caso di condanna al risarcimento. Resta salva l’azione di rivalsa della Corte dei Conti verso il dipendente in caso di colpa grave.

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Sicurezza e coltelli a scuola: limiti legali, responsabilità civili, penali e tutele assicurative

L’omicidio del giovane studente spezzino di cui abbiamo scritto in un nostro precedente articolo, ha scosso profondamente l’opinione pubblica e le istituzioni.
L’episodio per quanto tragico, e fortunatamente isolato, sembra però essere diventato il catalizzatore di un nuovo allarme sociale: la presunta “epidemia” di coltelli nelle scuole italiane.
Leggendo la cronaca, i corridoi scolastici sono diventati zone d’ombra, dove la violenza dilaga incontrollata. Per far fronte al fenomeno la politica e i media a invocano misure drastiche e controlli a tappeto.

Armi bianche tra i giovanissimi

In Alto Adige, le autorità hanno trovato un alunno di scuola media in possesso di un coltello plastico realizzato con una stampante 3D. Come riporta Il Sole 24 Ore, la Procura presso il Tribunale dei minorenni di Bolzano, ha ricevuto la denuncia a carico dello studente.
A Borgo Panigale, nel bolognese, sempre in una scuola media, un tredicenne ha estratto un coltellino artigianale per minacciare alcuni compagni durante una lite. Come riferisce l’Agenzia ANSA, i docenti hanno disarmato il ragazzo, mentre i Carabinieri hanno raccolto la denuncia per l’accaduto.

Emergenza coltelli nelle scuole superiori

In un istituto superiore di Varese, un quattordicenne ha ferito accidentalmente il dito di un compagno mentre maneggiava un coltellino durante l’intervallo. Sebbene la ricostruzione di FanPage escluda l’aggressione, la polizia ha condotto il giovane in Questura, mentre i sanitari hanno accompagnato la vittima al pronto soccorso.
Di natura ben più grave la vicenda che RaiNews24 riporta a Salerno: all’uscita da scuola, un diciassettenne ha colpito al collo un coetaneo con un coltello da cucina portato da casa. I medici hanno ricoverato d’urgenza la vittima, mentre le autorità hanno arrestato l’aggressore con l’accusa di tentato omicidio.

Aspetti Legali e Diritti

Quello delle armi a scuola, non è una situazione particolarmente nuova, quello che invece colpisce di più è l’abbassamento dell’età dei soggetti coinvolti. Recentemente, il fenomeno delle aggressioni si è esteso dagli Istituti superiori anche alle Scuole medie.
Portare armi a scuola senza motivo è un reato. Tuttavia, al personale scolastico non è permesso perquisire gli studenti all’ingresso dell’istituto. Secondo la Costituzione, Artt. 13 e 42, la libertà e la proprietà privata sono diritti inviolabili. Il personale scolastico non può legalmente ispezionare gli alunni o i loro zaini.
Eseguire perquisizioni arbitrarie potrebbe configurare il reato di violenza privata. In caso di sospetti fondati, deve intervenire esclusivamente l’Autorità Giudiziaria.

Responsabilità penale e risarcimento del danno

In caso di possesso di armi da parte di un minore, i magistrati accertano prioritariamente le responsabilità dei genitori. Sotto i 14 anni, il minore non è imputabile, ma la famiglia risponde per culpa in educando, con l’obbligo di risarcire gli eventuali danni in sede civile.
Tra i 14 e i 18 anni, l’Art. 98 del Codice Penale prevede l’imputabilità solo se il Tribunale riconosce la capacità di intendere e di volere, applicando comunque pene ridotte a scopo rieducativo. Anche in questa fascia d’età, i genitori restano responsabili in solido per il risarcimento civile.
Parallelamente, anche la scuola può risultare corresponsabile per culpa in vigilando. Per evitare la condanna al risarcimento, l’istituto deve dimostrare di aver adottato ogni misura preventiva possibile e che l’evento sia stato causato da un fattore del tutto imprevedibile.

Le sanzioni scolastiche

La scuola, a sua volta, applicherà all’alunno responsabile, le sanzioni disciplinari proporzionate, all’episodio. Nella scuola superiore, anche nel rispetto del Patto educativo di corresponsabilità, il documento che regola ufficialmente l’impegno tra istituto e famiglia.

Il profilo assicurativo

In prima battuta è bene considerare quali sono i limiti di tutte le Polizze, anche quelle scolastiche, le assicurazioni non coprono mai le responsabilità penali. Restano escluse dal risarcimento anche le eventuali sanzioni amministrative pecuniarie.
Tanto premesso, nel caso di ferimento con armi, la polizza scolastica rimborsa le spese mediche. Tuttavia se il gesto è doloso, l’assicurazione potrebbe chiedere il rimborso al responsabile.
Nel caso venisse accertata la responsabilità della scuola, la polizza assicurativa tutelerebbe l’Istituto nel ramo di Responsabilità Civile.

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Danni da somministrazione di alimenti negli istituti: come operano le coperture assicurative

Quattro studentesse di una scuola campana sono state ricoverate in ospedale dopo aver bevuto acqua minerale acquistata dal distributore automatico a scuola. Lo riporta un articolo della cronaca locale del quotidiano: “il Corriere della Sera”.

Il fatto

Tre studentesse di un Istituto Superiore a Ischia sono state ricoverate dopo aver bevuto acqua minerale. Le bottiglie, regolarmente sigillate, provenivano dal bar della scuola e, a detta delle studentesse, presentavano un sospetto sapore di cloro.
Le giovani, subito dopo il consumo, hanno avvertito forti crampi intestinali e per questo motivo sono state ricoverate in ospedale. Una quarta studentessa s’è recata il giorno dopo al Pronto Soccorso denunciando la stessa sintomatologia.
Le prime tre ragazze sono rimaste in osservazione per 24 ore. La quarta studentessa, che aveva solo assaggiato l’acqua, è stata trattenuta esclusivamente per motivi precauzionali.
Le condizioni di salute di tutte le studentesse sono stabili e il quadro clinico generale non desta preoccupazioni particolari.
I Carabinieri hanno sequestrato i lotti sospetti delle bevande e bloccato la distribuzione del fornitore per precauzione. Al momento non risultano altre segnalazioni sul territorio motivo per cui l’ASL non esclude che le cause dei malori siano diverse, come una sindrome influenzale.
Saranno solo le analisi di laboratorio a chiarire se l’acqua fosse realmente contaminata.

La responsabilità

Se venisse confermata l’adulterazione, scatterebbe il reato previsto dall’Art. 442 del Codice Penale che punisce il commercio di sostanze alimentari nocive.
Ai sensi della norma, l’azione di vendita al pubblico non si limita esclusivamente per il produttore ma coinvolge anche i distributori a qualunque titolo. Chi vende o distribuisce cibi o bevande contaminate, anche a sua insaputa, rischia pesanti conseguenze legali. Sebbene infatti manchi la volontà di danneggiare, può scattare la responsabilità colposa.
L’autorità verificherà il rispetto delle norme di conservazione: i protocolli HACCP impongono infatti una regolare vigilanza sugli alimenti messi in commercio.
Anche le fatture di acquisto e i sigilli integri sono prove fondamentali per la difesa. Dimostrare la buona fede e il corretto stoccaggio riduce notevolmente la gravità della posizione penale del distributore. La responsabilità, in questi casi, si sposterebbe così sull’intera catena di produzione.
Sul piano civile, il danneggiato può comunque chiedere il risarcimento direttamente all’esercente. Quest’ultimo, a sua volta, ha diritto di regresso verso il produttore qualora fosse provato che la contaminazione è avvenuta all’origine.

Il profilo assicurativo

Le migliori polizze assicurative operanti nella scuola garantiscono una protezione specifica anche nei casi di   intossicazione alimentare qualora il danno avvenga durante le attività didattiche.
L’Istituto ha l’obbligo giuridico di vigilare costantemente sulla sicurezza e quindi anche sulla qualità degli alimenti posti in vendita all’interno della scuola. Tuttavia, la responsabilità primaria ricade sull’appaltatore del servizio.
Se un alunno o un terzo subisce un danno per colpa del gestore, dovrà inizialmente richiedere il risarcimento a quest’ultimo, in quanto responsabile dell’evento avverso.
La polizza della scuola interviene comunque per coprire eventuali garanzie accessorie scoperte. In questo modo si garantisce al danneggiato un ristoro economico completo e rapido.
Resta inteso che la compagnia assicuratrice potrà successivamente esercitare il diritto di rivalsa nei confronti del responsabile.

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Alunno morso da un cane nel cortile della scuola: chi paga il danno?

All’uscita dal scuola, un cane randagio, entrato nel cortile dell’Istituto, probabilmente da un cancello lasciato aperto, s’è messo a giocare con un alunno. Nel tentativo di allontanarlo, il cane ha morso il pollice della mano del ragazzo che è stato portato al Pronto Soccorso dalla famiglia. La polizza assicurativa stipulata dall’Istituto copre questo tipo di danno?

L’aggressione di un alunno da parte di un cane non è un evento nuovo anche se non particolarmente frequente. Ai fini del risarcimento del danno, se l’evento avviene sulla pubblica via occorrerà tenere in considerazione se l’animale è domestico oppure randagio. Qualora l’evento invece sia accaduto all’interno delle pertinenze della scuola è ipotizzabile la responsabilità diretta dell’Istituto.

Responsabilità scolastica

Nel 2011 la giurisprudenza ebbe già modo di esprimersi per un caso assolutamente analogo a quello in questione.
In quell’occasione la studentessa di un Istituto superiore di Napoli, stava uscendo dalla scuola al termine delle lezioni.  Nel cortile antistante l’edificio scolastico veniva addentata alla mano da un cane incustodito e senza museruola.
La richiesta di risarcimento avanzata nei confronti del Ministero dell’Istruzione venne rigettata sia in 1° grado che in appello. Per questo motivo la causa finì in Cassazione.

La sentenza della Cassazione

Nel febbraio 2011, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3680, ha cassato la sentenza d’appello, ribadendo i confini del dovere di vigilanza.
Secondo gli Ermellini, con l’accoglimento della domanda d’iscrizione all’Istituto, s’instaura un vincolo contrattuale tra la famiglia e l’amministrazione. Da questo rapporto scaturisce l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno per l’intera durata della fruizione della prestazione scolastica. L’Amministrazione scolastica deve quindi garantire un ambiente salubre e sicuro in ogni spazio messo a disposizione, comprese appunto, le aree esterne di pertinenza.
La sicurezza degli alunni non si ferma quindi all’edificio, ma si estende a tutti gli spazi dell’istituto, cortili inclusi. Per escludere il risarcimento, l’Amministrazione dovrà quindi provare l’adozione di misure efficaci a protezione dei terzi.

Il vincolo contrattuale

Applicando il regime della responsabilità contrattuale ai sensi dell’Art. 1218 del Codice Civile, la Corte stabilisce due principi cardine. L’alunno o la sua famiglia deve limitarsi a provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto scolastico. L’Amministrazione scolastica deve invece dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire l’evento. Nel caso specifico la predisposizione di recinzioni o sistemi anti-intrusione atti a impedire l’accesso di animali o estranei.
Il caso della studentessa napoletana, venne quindi rinviato al giudice di merito per la valutazione dell’idoneità delle misure di sicurezza del plesso. In assenza di tale prova, il Ministero è tenuto al ristoro integrale dei danni subiti dal minore danneggiato.

Il profilo assicurativo

L’assicurazione integrativa operante nel mercato scolastico garantisce anche il sinistro causato dal morso di animali avvenuti durante le attività didattiche, anche nelle pertinenze dell’Istituto. Le migliori formule assicurative estendono la garanzia perfino all’itinere, ovvero al tragitto casa-scuola e viceversa. La garanzia prevede il rimborso delle spese mediche, l’eventuale diaria da ingessatura o ricovero e l’indennità nel caso d’invalidità permanente.
Inoltre il ramo di Responsabilità Civile della polizza, tutela l’Istituto anche nei casi di danno colposo ascrivibili alla mancata, carente o inefficace vigilanza.

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Circolare INAIL n. 1/2026: protezione permanente per ogni attività didattica

Come già anticipato nel nostro precedente articolo dello scorso luglio, l’estensione delle coperture assicurative INAIL per studenti e personale diventano strutturali.
L’INAIL con la Circolare n. 1 del 9 gennaio 2026, recepisce le ultime novità legislative che estendono la protezione di studenti e docenti.

Una protezione strutturale e completa

A partire dall’anno scolastico 2025/2026, la tutela assicurativa per le attività di insegnamento e apprendimento diventa finalmente strutturale e permanente. Si conclude così la fase sperimentale avviata nel 2023, che aveva esteso le coperture oltre agli ambiti precedentemente previsti. Dall’inizio del nuovo anno scolastico l’assicurazione INAIL copre ogni attività didattica, superando i vecchi limiti legati esclusivamente ai laboratori o all’uso di macchinari.

Estensione della tutela agli infortuni in itinere

La novità più significativa riguarda la Formazione scuola-lavoro, nuova denominazione dei percorsi precedentemente noti come PCTO. La circolare chiarisce che la tutela copre anche gli infortuni occorsi durante il tragitto tra casa e luogo di formazione. Per gli studenti resta comunque sempre escluso l’itinere quando è legato al trasferimento tra l’abitazione e l’Istituto o viceversa. L’INAIL puntualizza come questa estensione abbia valore retroattivo e si applica anche agli eventi accaduti negli anni scolastici 2023/2024 e 2024/2025. Le singole sedi territoriali riesamineranno quindi tutte le pratiche precedentemente respinte qualora rientrassero nei nuovi criteri.

Personale scolastico e accademico

La copertura assicurativa include ora tutto il personale docente, tecnico-amministrativo, i ricercatori e i titolari di assegni di ricerca. Le nuove norme prevedono che la tutela assicurativa sia estesa anche al personale assunto anche a tempo determinato.
Sono protetti tutti gli eventi lesivi avvenuti per finalità lavorative, compreso l’itinere, i viaggi di istruzione e le missioni autorizzate. Per le istituzioni statali si applica la “gestione per conto dello Stato”, estesa anche alle università e alle accademie AFAM. Restano esclusi da questa gestione i collaboratori coordinati e continuativi, assicurati tramite premio ordinario.

Istituti Tecnici Superiori e Scuole Non Statali

La circolare chiarisce anche gli aspetti economici legati agli studenti degli ITS riformati con la Legge 15 luglio 2022, n. 99. Per gli allievi degli ITS, il premio assicurativo sarà calcolato in base alle presenze effettive e alle attività svolte in azienda. Nelle scuole non statali, l’assicurazione si attua tramite un premio speciale unitario, fissato recentemente a 9,87 euro per studente. Questo importo è soggetto a rivalutazione annuale per garantire l’adeguatezza delle prestazioni erogate dall’Istituto.

Limiti della copertura INAIL

Nonostante l’ampliamento degli ambiti e la platea di soggetti interessati, bisogna sottolineare che la tutela INAIL copre solo infortuni o malattie professionali gravi. La protezione scatta unicamente in caso di decesso o invalidità permanente uguale o superiore al 6%.
Questi eventi sono possibili, ma statisticamente rari. Fortunatamente infatti rappresentano meno del 9% di tutti gli infortuni che avvengono a scuola.
L’INAIL inoltre non rimborsa i ticket sanitari né le visite mediche specialistiche. Restano infatti escluse tutte le prestazioni non fornite dal Servizio Sanitario Nazionale. Allo stesso modo non sono previste diarie per gessature o ricoveri ospedalieri. La polizza non copre nemmeno i danni a occhiali o all’apparato dentale.
Da ultimo, ma non per importanza, l’assicurazione obbligatoria non tutela la Responsabilità Civile verso terzi. Sono esclusi anche i servizi di assistenza nei viaggi di istruzione e il supporto legale. Per tutti questi aspetti rimane quindi fondamentale il ruolo delle polizze integrative.

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Responsabilità civile e nesso causale: perché la testimonianza generica non basta

Per ottenere un risarcimento non basta denunciare il fatto come accidentale ma occorre provare concretamente il nesso causale tra l’evento e il danno. L’ha richiamato il Tribunale di Lecco nella sentenza relativa al caso di una docente infortunatasi durante una visita d’istruzione. Lo riporta sul proprio sito internet, un articolo de “il Sole24ore”.

Il fatto

L’episodio è accaduto al termine di una visita d’istruzione quando un’insegnante, inciampando su una radice affiorante dalla pavimentazione di sanpietrini, ha riportando la frattura dell’omero.
A seguito dell’infortunio, la docente ha portato in causa il Comune, tenuto alla manutenzione della strada ai sensi dell’Art. 2051 del Codice Civile.
A supporto della propria tesi l’insegnante ha prodotto una fotografia del luogo dell’incidente e la dichiarazione di una collega.

La sentenza: perché il risarcimento non è automatico?

Il Tribunale di Lecco, con la sentenza n. 547/2025, ha chiarito un aspetto comune a tutte le richieste di risarcimento in casi analoghi. Subire un incidente su suolo pubblico, da solo, non è sufficiente per ottenere automaticamente il risarcimento del danno.
La docente infortunata ha prodotto una fotografia e la testimonianza della collega. La testimone tuttavia non ha saputo descrivere con precisione, la dinamica, il punto dell’incidente né le condizioni dell’acciottolato.
La foto, che evidenzia l’assenza di alcuni sampietrini, non basta a dimostrare concretamente la pericolosità dell’avvallamento. In fase istruttoria non è stato determinato né il punto preciso della caduta né le condizioni del marciapiede al momento dell’incidente. Non sono stati presentati infatti immagini, filmati o ulteriori testimonianze idonee a ricostruire con certezza la dinamica dell’incidente. Mancando quindi le prove concrete dell’incidente e le circostanze precise della caduta, il Tribunale ha rigettato la richiesta di risarcimento.

La responsabilità

La sentenza stabilisce un principio importante: l’Ente Pubblico è sempre responsabile della corretta manutenzione della strada. In caso di sinistro tuttavia, dev’essere sempre e chiaramente provato il nesso tra danno e il difetto della pavimentazione stradale. In mancanza di elementi probatori precisi, la richiesta di risarcimento non può essere accolta.
Immagini dettagliate, testimonianze precise, ma anche filmati di eventuali telecamere di sicurezza sono fondamentali per dimostrare la responsabilità dell’Amministrazione. Senza prove concrete, chi subisce un infortunio rischia di non ottenere alcun risarcimento.
La sentenza segue di pochi mesi, quella relativa ad un infortunio analogo accaduto nel 2022, di cui ci siamo già occupati in un precedente articolo. Anche in quel caso il giudice ritenne che l’infortunio non fosse imputabile al Comune, mancando una prova diretta del nesso causale.

Il profilo assicurativo

Gli infortuni durante le visite scolastiche sono coperti dall’INAIL solo in caso di Morte o per Invalidità Permanente pari o superiore al 6%. Dai risarcimenti restano escluse tutte le spese coperte dal Servizio Sanitario Nazionale.
Le polizze integrative scolastiche offrono una protezione più ampia e completa rispetto alla copertura obbligatoria prestata dall’INAIL.
Qualora la docente avesse sottoscritto la polizza integrativa della scuola, l’assicuratore indennizzerebbe l’Invalidità Permanente indipendentemente dalla percentuale accertata.
Nella polizza sono inoltre rimborsate le spese non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, come farmaci, ticket, visite specialistiche e l’eventuale diaria da ricovero.
Alcune polizze particolarmente complete prevedono anche la Tutela Legale, che copre le spese di avvocati e periti in controversie civili o penali. In questo modo l’assicurato può far valere i propri diritti, in sede giudiziale o stragiudiziale, senza sostenere direttamente i costi del procedimento.

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Infortunio grave durante la ricreazione: scuola condannata

Si è concluso il processo civile relativo alla vicenda dello studente 16enne caduto dal lucernario della sede provvisoria di un Istituto Professionale nell’Aretino. Lo riporta un articolo del quotidiano “la Nazione”.

Il fatto

L’episodio avvenne il primo giorno di scuola dell’anno scolastico 2020/2021.
All’epoca dei fatti, nel rispetto delle normative legate al distanziamento imposto dalla pandemia, la scuola, non aveva spazi sufficienti a contenere gli iscritti. Per questo motivo, la Provincia prese in concessione una parte di uno stabile industriale attiguo all’Istituto.
Intorno alle 10,30, durante la ricreazione, alcuni studenti decisero di recarsi sulla terrazza esterna che collegava i due stabili.
Uno studente, perdendo accidentalmente l’equilibrio, causò la rottura di un lucernario e cadde da un’altezza di oltre sei metri.
Il personale sanitario, immediatamente allertato dalla scuola, trasferì il 16enne in ospedale con l’elisoccorso. Qui, i sanitari riscontrarono numerose fratture, tra cui quelle di entrambe i polsi, ma non tali da destare particolari preoccupazioni per la vita del ragazzo.
I vigili del fuoco, sul momento, misero in sicurezza l’area che poi venne posta sotto sequestro dai Carabinieri. Da qui le indagini della Procura di Arezzo finalizzate ad accertare eventuali responsabilità.
Contestualmente la famiglia, in sede civile chiedeva alla scuola il risarcimento del danno, sostenendo che non erano state prese sufficienti misure di vigilanza e sicurezza.

La sentenza

Il Tribunale di Firenze, esaminato il caso, ha depositato la sentenza n. 3753/2025, lo scorso 23 novembre.
I giudici ribadiscono l’importanza del rapporto contrattuale che viene a porsi tra la scuola e le famiglie degli studenti. La scuola è quindi tenuta ad adottare tutte le precauzioni necessarie per garantire la sicurezza degli studenti durante la permanenza negli spazi scolastici. L’accesso alle zone potenzialmente pericolose va interdetto e le misure preventive devono essere concrete.
I giudici, confermando precedenti sentenze della Cassazione, indicano come l’Amministrazione scolastica deve accertare e provvedere attivamente alla prevenzione dei rischi. Semplici avvertimenti verbali quindi non sono sufficienti, occorre interdire l’accesso alle zone potenzialmente pericolose.
Per le motivazioni di cui sopra, il tribunale di Firenze ieri ha disposto il risarcimento per lo studente e la sua famiglia.
I giudici fiorentini tuttavia identificano una, seppur parziale, responsabilità dello studente nella vicenda.
L’iniziale somma stabilita dal Tribunale, pari a 76.000 euro a risarcimento per i danni, viene quindi decurtata del 30%. Il risarcimento sarà quindi di poco superiore ai 32.000 euro, ai quali però vanno aggiunti gli interessi legali.

Il profilo assicurativo

Occorre premettere che l’unica assicurazione che, come in questo caso, garantisce il risarcimento dei danni in Responsabilità Civile della scuola, è quella integrativa.
La polizza tutela l’Amministrazione Scolastica dal rischio di dover pagare, il risarcimento, dei danni procurati a terzi involontariamente a causa di una condotta colpevole.
La polizza assicura tutti i soggetti (Amministrazione, Studenti ed Operatori scolastici) che siano esposti al rischio di causare un danno nel corso delle attività.
Con l’autonomia scolastica legittimata dalla Legge 15 marzo 1997, n. 59, le scuole hanno maggiori responsabilità anche sotto il profilo gestionale. Inoltre, le polizze integrative di Responsabilità Civile dovranno tutelare anche il Ministero dell’Istruzione, legittimato passivo, in caso di sinistri.
Il ricorso alla copertura assicurativa però non esime i Dirigenti responsabili e gli addetti dall’applicazione delle norme legate alla sicurezza delle attività svolte. L’assenza di controllo, infatti, potrebbe creare pregiudizio alla pubblica incolumità. La stipula dell’assicurazione dovrà sempre tenere in considerazione l’importo del massimale che dev’essere adeguato al reale rischio potenziale.

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Ferisce un docente a scuola: condannato a 1 anno e 8 mesi l’aggressore, padre di un alunno

Condannato a un 1 e otto mesi il padre di un alunno che ha ferito gravemente un docente di un Istituto comprensivo campano. Lo riporta un articolo del sito “il Sole24ore”.

Il fatto

L’episodio è accaduto il 19 dicembre del 2023. Quel giorno il genitore di un alunno di terza media si recò a scuola per chiedere conto delle presunte molestie ricevute dal ragazzo. A detta di alcuni compagni infatti, un docente avrebbe “infastidito” il figlio dell’uomo.
Nell’aggressione, l’uomo ha inferto un pugno ad docente provocando complicazioni al bulbo oculare con una prognosi di 80 giorni. La violenza si sarebbe verificata per via di un errore di persona. L’aggressore scambiò la vittima per un altro docente che, successivamente, risultò estraneo alle molestie.
Il docente aggredito, che ricopriva anche il ruolo di Collaboratore del Dirigente, querelò l’aggressore dando avvio, in questo modo, alle indagini.
La storica trasmissione di cronaca giudiziaria: “Un giorno in Pretura”, ha ripreso il dibattimento, che sarà disponibile nella prossima stagione.
Durante il processo l’imputato ha minimizzando i fatti: «Gli ho solo dato uno schiaffo e poi mi sono scusato». Le testimonianze e i referti medici tuttavia dimostrano una storia diversa, da qui la sentenza di condanna.

La responsabilità previste dal Codice Penale

La lesione personale è un reato previsto dall’Art. 582 del Codice Penale. Ai sensi del Codice si procede a fronte di querela della parte offesa. Qualora, come in questo caso, la prognosi sia superiore a 20 giorni, si procede d’ufficio.
Anche la violenza a un Pubblico Ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio è un reato previsto dall’Art. 336 del Codice Penale.
L’Art. 4, comma 1, della Legge 4 marzo 2024, n. 25, modifica l’Art. 61, comma 11-novies del Codice Penale. Sono così ricomprese, tra le aggravanti comuni, violenze o minacce, contro il personale scolastico a causa o nell’esercizio delle loro funzioni. Per questi casi le pene sono aumentata fino a un a un terzo.

Il profilo assicurativo

L’INAIL copre i danni subiti dalla vittima a seguito di aggressione da parte di terzi, a condizione che l’aggressione sia avvenuta “in occasione di lavoro”.
Alcuni particolari soggetti come gli operatori sanitari, gli autisti di mezzi pubblici e il personale scolastico sono ricompresi tra quelli esposti al rischio specifico.
Tuttavia se l’infortunio è causato per motivi strettamente personali (es.: una lite privata non legata alla prestazione lavorativa), il nesso con il lavoro viene meno. In quel caso l’INAIL potrebbe non riconoscere la tutela.
In linea generale anche l’assicurazione scolastica integrativa risarcisce il danno nel caso in cui un terzo provochi l’aggressione. È comunque è fondamentale verificare le condizioni specifiche della polizza. Le migliori formule assicurative, operanti sul mercato scolastico, menzionano esplicitamente tra le coperture le “lesioni da aggressione”.
Le polizze infortuni generalmente escludono i danni derivanti da fatti dolosi commessi dall’assicurato. L’aggressione subita da un terzo però non è un fatto doloso dell’assicurato, quindi l’indennizzo è dovuto.
Occorre tuttavia tenere bene in considerazione il principio indennitario: qualora, in sede civile, si ottenesse un risarcimento dal responsabile, l’indennizzo erogato dell’Assicuratore può essere ridotto.
In tutti i casi è sempre consigliabile consultare il Set Informativo e le Condizioni Contrattuali nelle sezioni “Oggetto dell’Assicurazione” e “Esclusioni”.

Se desideri maggiori informazioni sulle tutele assicurative nei casi di aggressione nella scuola, contattaci qui.