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Infortunio durante la lezione: il Ministero condannato per colpa del docente.

Il Tribunale di Lecce, il 5 febbraio scorso, ha emesso una sentenza di condanna nei confronti del Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’Amministrazione dovrà risarcire i danni subiti da uno studente minorenne, l’8 gennaio 2018. L’incidente è avvenuto nei locali scolastici a seguito di un malore occorso durante l’orario di lezione.

Il fatto

L’istruttoria ha accertato che il malore è scaturito dalla visione di un filmato tecnico sulla castrazione dei cantanti lirici. Il video ha generato un forte impatto sui alcuni studenti, uno di questi ha chiesto di uscire dall’aula ed è svenuto nel corridoio. Nella caduta, come diagnosticato dal Pronto Soccorso dell’ospedale di Brindisi, ha riportato la frattura di due incisivi e una ferita al labbro.
Il Docente che ha redatto la relazione, ha omesso i dettagli sul filmato proiettato, descrivendo l’evento come un malore accidentale avvenuto durante la ricreazione.
Le testimonianze dei compagni di classe hanno però smentito la relazione di servizio redatta dal Docente che ometteva il nesso causale tra la proiezione e il successivo infortunio.

La sentenza del tribunale

La divergenza tra prove orali e documentali ha pesato sulla valutazione della colpa specifica. Il giudice ha riscontrato una condotta negligente nella valutazione preventiva dell’impatto psicologico del materiale proiettato.
Il magistrato ha quindi ravvisato una responsabilità contrattuale dell’Istituto nella gestione della sicurezza degli alunni. La dinamica dell’evento ha evidenziato criticità nella scelta dei contenuti didattici proposti dal Docente. Tali contenuti sono stati ritenuti non idonei alla sensibilità dei minori presenti in aula.

Il nesso di causalità e la responsabilità contrattuale

L’iscrizione scolastica configura un contratto che impone obblighi di protezione verso l’integrità fisica degli alunni. Ai sensi dell’Art. 1218 del Codice Civile, la scuola deve provare l’imprevedibilità dell’evento dannoso. Nel caso specifico, l’Amministrazione non ha fornito prove idonee a escludere la propria responsabilità. Il tribunale ha richiamato l’orientamento della Corte di Cassazione contenuto nella sentenza n. 14720 del 2024, circa l’onere della prova a carico del debitore. L’Istituto deve sempre dimostrare l’esistenza di una causa imprevedibile e inevitabile tale da rendere impossibile l’adempimento della propria prestazione.
Il docente, in quanto organo dell’amministrazione, impegna direttamente la responsabilità civile del Ministero competente. Nel caso in questione invece non è stata ravvisata alcuna causa esterna interruttiva del nesso di causalità tra didattica e danno.

Quantificazione del danno e profili risarcitori

Il danno è stato quindi quantificato seguendo i parametri dell’Art. 139 del Codice delle Assicurazioni Private. Il consulente tecnico ha rilevato un danno biologico permanente pari all’1% per la perdita degli incisivi. Sono state riconosciute anche le indennità per inabilità temporanea e per il danno morale subito. Il tribunale ha liquidato la somma di 1.750,39 euro per le lesioni biologiche complessive. A tale importo si aggiungono 1.680 euro a titolo di rimborso per le spese odontoiatriche documentate. Il risarcimento totale ammonta a 3.430,39 euro, comprensivi di rivalutazione e interessi legali. La sentenza di primo grado è stata dichiarata immediatamente esecutiva dal giudice monocratico.

Le assicurazioni scolastiche nel contesto della responsabilità civile

Le polizze assicurative scolastiche si dividono solitamente in coperture Inail e polizze integrative private. L’Inail copre esclusivamente gli infortuni che causano la morte dell’infortunato oppure abbiano per conseguenza un’invalidità permanente ≥ al 6%. Nei casi, come quello in esame, interviene la polizza di Responsabilità Civile verso Terzi (RCT). Tale copertura tutela l’amministrazione e il personale dai danni causati agli alunni per colpa o negligenza. La compagnia assicurativa dell’istituto è chiamata a manlevare il Ministero in caso di condanna al risarcimento. Resta salva l’azione di rivalsa della Corte dei Conti verso il dipendente in caso di colpa grave.

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Viaggi di istruzione e atti vandalici: i limiti delle polizze assicurative e la responsabilità delle famiglie

Episodio paradossale quello che ha vede coinvolti una società di trasporti, un albergo nella capitale della Repubblica Ceca e una scolaresca in viaggio di Istruzione. La vicenda, ripresa da numerosi media locali e nazionali, è anche il contenuto di un servizio, pubblicato sul canale YouTube dell’emittente Antenna 3.

Il fatto

Il viaggio di istruzione a Praga, al quale hanno partecipato una settantina di studenti e quattro docenti di un Istituto Professionale di Padova, era cominciato il 9 febbraio.
Secondo quanto denunciato dal titolare dell’azienda di trasporti, il comportamento degli studenti è stato problematico fin dalle prime fasi del viaggio.
Gli studenti avrebbero mantenuto un atteggiamento indisciplinato e rumoroso per tutta la durata del tragitto verso la capitale ceca. All’arrivo, il pullman è stato descritto come “un immondezzaio“, con rifiuti sparsi ovunque e danneggiamenti ad alcune componenti del mezzo. L’autista inoltre ha lamentato la presenza di mozziconi di sigarette elettroniche, nonostante l’espresso divieto di fumo.
La situazione è comunque degenerata una volta arrivati a destinazione. Durante la notte in albergo, i ragazzi avrebbero festeggiato continuamente. Il rumore avrebbe impedito di dormire non solo agli ospiti dell’albergo ma anche all’autista del bus, alloggiato nella stessa struttura.

La denuncia del titolare dell’impresa di trasporti

La mattina successiva l’autista, affaticato per la notte senza riposo, ha informato il titolare di non poter guidare in sicurezza. Il responsabile dell’azienda ha quindi disposto la sospensione del servizio e gli studenti hanno dovuto visitare Praga a piedi per l’intera giornata. Da un successivo colloquio telefonico con un docente accompagnatore, quest’ultimo avrebbe sminiuto sia i disordini che i danni al mezzo e all’albergo. Nel reclamare la ripresa del servizio avrebbe anche giustificando la condotta degli studenti con il bisogno di “sfogarsi”. Il titolare ha quindi richiesto alla scuola garanzie scritte per il viaggio di ritorno, in mancanza delle quali il mezzo sarebbe rientrato senza la scolaresca. L’azienda ha inoltre informato le autorità competenti e la Polizia Stradale per un eventuale controllo alla frontiera. L’impresa non esclude infine, una richiesta di risarcimento per la pulizia straordinaria e il fermo tecnico del veicolo.

La posizione della scuola

La Dirigente dell’istituto ha assunto una posizione di cauta difesa degli studenti e dei docenti. Secondo la Preside le ricostruzioni dell’impresa “non trovano pieno riscontro” nei rapporti prodotti dai docenti accompagnatori.
A suo dire i docenti avrebbero fatto il possibile per vigilare, senza nessuna accondiscendenza verso comportamenti vandalici. Il solo fatto che la caparra dell’hotel sia stata regolarmente restituita, prova che gli eventuali danni, almeno all’albergo, non fossero così ingenti come dichiarato.
La Dirigente ha comunque previsto la convocazione dei consigli di classe per valutare eventuali provvedimenti disciplinari ma solo dopo aver analizzato i fatti, distinguendo eventuali responsabilità individuali.

Le responsabilità

La scuola ha un imperativo dovere di vigilanza sugli studenti in Viaggio di istruzione. Questo obbligo, proporzionato all’età, maturità e indipendenza dei soggetti vigilati, riguarda anche le ore notturne in albergo.
I docenti accompagnatori oltre all’incolumità dei ragazzi sono tenuti a garantire il rispetto delle regole. Se gli alunni causano danni a terzi, l’Istituto scolastico, in prima battuta, ne risponde sia civilmente che patrimonialmente.
L’istituto è tenuto quindi una formale attività istruttoria su quanto accaduto e avviare eventuali procedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili.
Anche le famiglie in caso di danneggiamento doloso non sono esenti da responsabilità. In virtù del Patto di corresponsabilità sottoscritto con la scuola, i genitori potranno essere chiamati a risarcire i danni materiali provocati dagli figli.

Il profilo assicurativo

La polizza integrativa scolastica copre la Responsabilità Civile verso terzi e gli infortuni. L’assicurazione tutela l’Istituto e i Docenti per i danni causati accidentalmente dagli alunni a strutture come gli hotel o gli autobus. Tuttavia, le polizze standard escludono solitamente i danni derivanti da atti vandalici, dolo o colpa grave.
In caso di danneggiamenti volontari, l’assicurazione potrebbe rifiutare il risarcimento. In questo scenario, la responsabilità ricade direttamente sulle famiglie degli studenti coinvolti. La scuola può quindi esercitare il diritto di rivalsa sui genitori per recuperare le somme pretese dai fornitori. Per i docenti, l’assicurazione copre la responsabilità civile professionale, a patto che non venga dimostrata una totale e consapevole omissione dell’obbligo di vigilanza.

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Violenza a scuola e abuso dei mezzi di correzione: tra sanzioni e responsabilità civile

In una scuola media pugliese, un docente avrebbe aggredito fisicamente un alunno di quattordici anni. Secondo quanto riportato dal “Corriere della Sera” la famiglia dell’alunno ha sporto querela nei confronti dell’insegnante.

Il fatto

L’episodio risalirebbe alla fine dello scorso gennaio. Durante un’ora di lezione, un insegnante avrebbe perso il controllo e aggredito un alunno di terza media. Secondo la testimonianza del giovane, il docente lo avrebbe prima rimproverato aspramente, per poi passare alle vie di fatto. L’uomo infatti l’avrebbe strattonato, spingendolo con forza contro il muro della classe. Durante l’aggressione, l’insegnante l’avrebbe anche minacciato di morte.
La vicenda, avvenuta sotto gli occhi dei compagni di classe, ha lasciando lo studente visibilmente scosso. Una volta tornato a casa, il ragazzo ha raccontato tutto ai genitori, che si sono immediatamente rivolti alla Polizia di Stato. Il Dirigente Scolastico, informato del grave accaduto, ha avviato un’indagine interna per ricostruire la dinamica e ascoltare i testimoni presenti in aula.

Le responsabilità del docente: il profilo penale

Il comportamento descritto configurerebbe diverse ipotesi di reato. Il legale della famiglia, ipotizza innanzitutto il reato di minaccia aggravata, ai sensi dell’Art. 612 Codice Penale. Inoltre, sempre a parere dell’avvocato di parte, è ipotizzabel il reato di violenza privata, ai sensi dell’Art. 610 Codice Penale. L’spatteo centrale riguarda però l’abuso dei mezzi di correzione previsto dall’Articolo 571 del Codice Penale. Il reato si verifica quando il potere educativo travalica i limiti del rispetto.
La giurisprudenza è molto severa su questo specifico punto: non è più ammesso alcun tipo di contatto fisico punitivo o umiliante. Anche una singola spinta può integrare profili di rilevanza penale per un educatore.

Il ruolo della scuola

Il Dirigente Scolastico gioca un ruolo fondamentale nella gestione di questi episodi. Una volta appresa la notizia, deve attivare immediatamente un’indagine interna. Questo passaggio servirà a raccogliere testimonianze dai compagni di classe o di altri soggetti presenti al momento del fatto. Il resoconto sarà poi inviato all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per le valutazioni del caso.
L’Istituto scolastico ha il dovere giuridico di proteggere l’integrità dei minori. Se i fatti fossero confermati, potrebbero scattare sanzioni disciplinari di massima gravità. L’Amministrazione potrebbe disporre la sospensione cautelare dal servizio del docente coinvolto. Inoltre, si potrebbe richiedere una visita medico-collegiale presso le strutture competenti. Questo accertamento tende a valutare la compatibilità psichica del soggetto con l’insegnamento.

La responsabilità civile

La responsabilità civile degli insegnanti è regolata dall’Art. 61 della Legge 11 luglio 1980, n. 312. Ai sensi della norma, la responsabilità patrimoniale del personale scolastico, è rilevata (surroga) dall’Amministrazione ad eccezione dei: «Casi di dolo o colpa grave nell’esercizio della vigilanza sugli alunni stessi».
In caso di danno fisico o morale accertato, il docente è esposto a rischi concreti anche dal punto di vista economico. Il Ministero potrebbe essere chiamato a risarcire il danno in prima battuta. Successivamente, la Corte dei Conti avvierebbe un’azione di rivalsa per colpa grave. Il docente dovrà quindi restituire all’Amministrazione quanto anticipato.

Il profilo assicurativo

Le polizze assicurative operanti nel mercato scolastico, normalmente coprono la Responsabilità Civile verso Terzi. Tuttavia, esiste una clausola di esclusione fondamentale per i fatti dolosi. Se l’atto è volontario, come una spinta o una minaccia, l’assicurazione potrebbe non pagare, ovvero rivalersi nei confronti del danneggiante.

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Bullismo e responsabilità civile: il Tribunale di Lecce condanna il Ministero per omessa vigilanza

Il Tribunale di Lecce nello scorso gennaio 2026 ha segnato un punto fermo nel contrasto al bullismo nelle scuole italiane. Come riporta il quotidiano “la Repubblica”, il caso riguarda le gravi vessazioni subite da un alunno all’interno di un Istituto pugliese.

Il fatto

Gli episodi si sono svolti tra il 2015 e il 2017 in una scuola media. La vittima era un ragazzo di dodici anni affetto da una disabilità motoria. Durante il biennio, lo studente è stato bersaglio di insulti verbali, aggressioni fisiche e isolamento sociale sistematico.
I compagni lo colpivano con calci e schiaffi, rivolgendogli epiteti legati alla sua condizione fisica.
I ripetuti atti di bullismo, in alcuni casi, avevano costretto l’alunno a ricorrere alle cure mediche in ospedale.
Un episodio particolarmente emblematico riguarda la sua festa di compleanno. Nonostante l’invito esteso all’intera classe, nessuno dei compagni si presentò all’evento. Questo isolamento causò nel minore un profondo trauma psicologico e un rifiuto verso l’ambiente scolastico.

L’inerzia della scuola

La famiglia aveva denunciato ripetutamente, ai docenti e alla dirigenza scolastica, le violenze di cui l’alunno era vittima. Tuttavia, la scuola avrebbe sottovalutato il problema non adottando misure concrete per arginare il fenomeno. Il reiterarsi delle vessazioni e l’inerzia dell’Amministrazione scolastica portarono la famiglia da un lato, al trasferimento ad altra scuola e dall’altro al ricorso al tribunale.

La decisione del Tribunale di Lecce

Il tribunale di Lecce, con la sentenza del gennaio 2026, ha riconosciuto la responsabilità civile del Ministero dell’Istruzione.
Il giudice ha rilevato una grave mancanza di vigilanza sia durante le ore di lezione che negli spazi comuni.
Anche i docenti sono stati ritenuti responsabili di aver minimizzato i ripetuti episodi accaduti all’interno dell’Istituto.
Per il tribunale, la scuola ha l’imperativo obbligo giuridico di proteggere gli alunni per tutto il tempo della loro permanenza all’interno dell’Istituto. In questo caso, il sistema di controllo è risultato del tutto inefficace e lacunoso.
Il giudice ha riconosciuto alla scuola la culpa in vigilando e organizzando: «Per non aver adottato misure adeguate nella salvaguardia dell’incolumità del giovane».
Il danno è stato quantificato in 6.162,6 euro, di cui 4.971,60 euro per il danno non patrimoniale (biologico e morale) subito dal ragazzo. 1.191 euro spettano, ai genitori, nella loro veste di attori nel processo civile, a titolo di risarcimento del danno patrimoniale.
La somma, per quanto contenuta, afferma la violazione del dovere di protezione della scuola. Il Ministero dovrà quindi risarcire i danni causati dalla negligenza dei propri dipendenti.

Profili di responsabilità civile e penale

Il processo civile è giunto a conclusione dopo quello penale presso il Tribunale per i Minorenni. Gli alunni responsabili delle aggressioni, tutti minorenni, avevano ottenuto la Messa alla Prova (MAP) per estinguere il reato ai sensi dell’Art. 168-bis del Codice Penale. Tale percorso rieducativo ha permesso loro di evitare una condanna penale definitiva.
Sul piano civile, invece, la sentenza ha ribadito che le “ragazzate” non sono una giustificazione accettabile. La scuola deve provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Senza documentazione formale degli interventi correttivi adottati, la responsabilità ricade interamente sull’istituzione scolastica.

L’aspetto assicurativo nella gestione del danno

La condanna del Ministero apre una riflessione cruciale sulla gestione assicurativa scolastica. Ogni istituto stipula polizze di Responsabilità Civile per coprire i danni subiti dagli alunni. Le polizze intervengono solitamente in caso di infortuni accidentali o mancata vigilanza, tuttavia gli atti di bullismo sono spesso esclusi dai contratti assicurativi standard. Inoltre l’Assicuratore può contestare il risarcimento se dimostra una colpa grave o l’omissione dolosa dei docenti. Il Ministero, in caso di condanna, può esercitare il diritto di rivalsa nei confronti del Dirigente e dei singoli insegnanti inadempienti.

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Sicurezza e coltelli a scuola: limiti legali, responsabilità civili, penali e tutele assicurative

L’omicidio del giovane studente spezzino di cui abbiamo scritto in un nostro precedente articolo, ha scosso profondamente l’opinione pubblica e le istituzioni.
L’episodio per quanto tragico, e fortunatamente isolato, sembra però essere diventato il catalizzatore di un nuovo allarme sociale: la presunta “epidemia” di coltelli nelle scuole italiane.
Leggendo la cronaca, i corridoi scolastici sono diventati zone d’ombra, dove la violenza dilaga incontrollata. Per far fronte al fenomeno la politica e i media a invocano misure drastiche e controlli a tappeto.

Armi bianche tra i giovanissimi

In Alto Adige, le autorità hanno trovato un alunno di scuola media in possesso di un coltello plastico realizzato con una stampante 3D. Come riporta Il Sole 24 Ore, la Procura presso il Tribunale dei minorenni di Bolzano, ha ricevuto la denuncia a carico dello studente.
A Borgo Panigale, nel bolognese, sempre in una scuola media, un tredicenne ha estratto un coltellino artigianale per minacciare alcuni compagni durante una lite. Come riferisce l’Agenzia ANSA, i docenti hanno disarmato il ragazzo, mentre i Carabinieri hanno raccolto la denuncia per l’accaduto.

Emergenza coltelli nelle scuole superiori

In un istituto superiore di Varese, un quattordicenne ha ferito accidentalmente il dito di un compagno mentre maneggiava un coltellino durante l’intervallo. Sebbene la ricostruzione di FanPage escluda l’aggressione, la polizia ha condotto il giovane in Questura, mentre i sanitari hanno accompagnato la vittima al pronto soccorso.
Di natura ben più grave la vicenda che RaiNews24 riporta a Salerno: all’uscita da scuola, un diciassettenne ha colpito al collo un coetaneo con un coltello da cucina portato da casa. I medici hanno ricoverato d’urgenza la vittima, mentre le autorità hanno arrestato l’aggressore con l’accusa di tentato omicidio.

Aspetti Legali e Diritti

Quello delle armi a scuola, non è una situazione particolarmente nuova, quello che invece colpisce di più è l’abbassamento dell’età dei soggetti coinvolti. Recentemente, il fenomeno delle aggressioni si è esteso dagli Istituti superiori anche alle Scuole medie.
Portare armi a scuola senza motivo è un reato. Tuttavia, al personale scolastico non è permesso perquisire gli studenti all’ingresso dell’istituto. Secondo la Costituzione, Artt. 13 e 42, la libertà e la proprietà privata sono diritti inviolabili. Il personale scolastico non può legalmente ispezionare gli alunni o i loro zaini.
Eseguire perquisizioni arbitrarie potrebbe configurare il reato di violenza privata. In caso di sospetti fondati, deve intervenire esclusivamente l’Autorità Giudiziaria.

Responsabilità penale e risarcimento del danno

In caso di possesso di armi da parte di un minore, i magistrati accertano prioritariamente le responsabilità dei genitori. Sotto i 14 anni, il minore non è imputabile, ma la famiglia risponde per culpa in educando, con l’obbligo di risarcire gli eventuali danni in sede civile.
Tra i 14 e i 18 anni, l’Art. 98 del Codice Penale prevede l’imputabilità solo se il Tribunale riconosce la capacità di intendere e di volere, applicando comunque pene ridotte a scopo rieducativo. Anche in questa fascia d’età, i genitori restano responsabili in solido per il risarcimento civile.
Parallelamente, anche la scuola può risultare corresponsabile per culpa in vigilando. Per evitare la condanna al risarcimento, l’istituto deve dimostrare di aver adottato ogni misura preventiva possibile e che l’evento sia stato causato da un fattore del tutto imprevedibile.

Le sanzioni scolastiche

La scuola, a sua volta, applicherà all’alunno responsabile, le sanzioni disciplinari proporzionate, all’episodio. Nella scuola superiore, anche nel rispetto del Patto educativo di corresponsabilità, il documento che regola ufficialmente l’impegno tra istituto e famiglia.

Il profilo assicurativo

In prima battuta è bene considerare quali sono i limiti di tutte le Polizze, anche quelle scolastiche, le assicurazioni non coprono mai le responsabilità penali. Restano escluse dal risarcimento anche le eventuali sanzioni amministrative pecuniarie.
Tanto premesso, nel caso di ferimento con armi, la polizza scolastica rimborsa le spese mediche. Tuttavia se il gesto è doloso, l’assicurazione potrebbe chiedere il rimborso al responsabile.
Nel caso venisse accertata la responsabilità della scuola, la polizza assicurativa tutelerebbe l’Istituto nel ramo di Responsabilità Civile.

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Fumare a scuola: chi paga le sanzioni? Le norme e i limiti delle polizze assicurative.

All’interno del nostro Istituto superiore si sono verificati recentemente alcuni episodi critici per cui vorremmo il vostro parere. Nello specifico, durante l’intervallo, un gruppo di studenti è stato sorpreso a fumare sigarette nel cortile, sul retro. In un secondo episodio, un collaboratore scolastico è stato segnalato per l’utilizzo di una sigaretta elettronica nei corridoi durante l’orario di lezione. Infine, alcuni genitori hanno lamentato la mancanza di una segnaletica aggiornata in alcune aree esterne della scuola. Ci sono responsabilità legali e amministrative in capo alla scuola nei casi di mancata vigilanza o assenza di cartellonistica? La polizza assicurativa stipulata dall’Istituto copre l’eventuale danno?

Il fumo nelle scuole non è solo un problema di salute pubblica. Si tratta di una questione legale complessa che coinvolge studenti, docenti e Dirigenti. Nel merito, la normativa italiana è diventata sempre più rigorosa nel tempo.

Il Quadro Normativo

La legge principale di riferimento è la Legge 16 gennaio 2003, n. 3, nota come “Legge Sirchia”. Inizialmente, il divieto riguardava solo i locali chiusi. Tuttavia, il D.L. 12 settembre 2013, n. 104 ha esteso il divieto anche alle aree all’aperto di pertinenza degli Istituti scolastici. Questo include cortili, giardini e impianti sportivi. Dal 2016, il divieto comprende anche le sigarette elettroniche (e-cig) e i dispositivi a tabacco riscaldato.

Sanzioni e Ammende per gli Studenti e il Personale Scolastico

Gli studenti sorpresi a fumare rischiano sanzioni amministrative pecuniarie piuttosto salate. La multa va da un minimo di 27,50 euro fino a 275,00 euro. Oltre alla multa, le scuole applicano solitamente sanzioni disciplinari interne, queste possono includere note sul registro, sospensioni o lavori socialmente utili all’interno dell’istituto.
Il divieto di fumo vale rigorosamente anche per i docenti e il personale ATA. Per loro, le sanzioni pecuniarie sono identiche a quelle previste per gli studenti. Tuttavia, un dipendente pubblico rischia anche un procedimento disciplinare, il fumo infatti, durante l’orario di servizio, è considerato una violazione dei doveri d’ufficio. Il personale ha inoltre il compito di vigilare sul rispetto del divieto da parte degli alunni.

Le Responsabilità dell’Istituto e del Dirigente

L’Istituto scolastico ha l’obbligo di far rispettare la legge, individuando formalmente gli addetti alla vigilanza tramite apposite nomine. Il Dirigente deve inoltre far esporre i cartelli di divieto in modo visibile. Se il preside non ottempera a questi obblighi, rischia una sanzione amministrativa. Questa multa può variare da 200 a 2.000 euro.

Procedura di Accertamento e Verbali

Quando viene rilevata un’infrazione, gli incaricati devono redigere un verbale immediato. Il trasgressore riceve una copia del documento per il pagamento della sanzione. Se lo studente è minorenne, la responsabilità del pagamento ricade sui genitori. I fondi raccolti tramite le multe vengono solitamente versati all’Erario dello Stato. la scuola non potrà quindi trattenere queste somme per altri scopi.

Il profilo assicurativo

In Italia, le multe hanno funzione dissuasiva e punitiva per il soggetto che infrange la norma. Le polizze assicurative quindi non possono mai risarcire le sanzioni pecuniarie, la legge infatti impedisce di assicurare comportamenti illegali. Pertanto, il trasgressore dovrà pagare sempre di tasca propria.
L’assicurazione della scuola interviene solo per la Responsabilità Civile, coprendo eventuali danni fisici o materiali a terzi. Se un mozzicone causa un incendio, l’assicurazione risarcisce l’eventuale danno. Tuttavia l’Assicuratore potrebbe agire in rivalsa, ovvero chiedere il rimborso al responsabile, nei casi di colpa grave.
Le migliori formule assicurative prevedono anche la Tutela Legale, ma questa copre solo le spese degli avvocati e non il pagamento delle sanzioni amministrative. Il Dirigente Scolastico rischia inoltre per danno erariale. Se la vigilanza è assente, carente o inadeguata potrebbe risponderne personalmente davanti alla Corte dei Conti.

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Alunno morso da un cane nel cortile della scuola: chi paga il danno?

All’uscita dal scuola, un cane randagio, entrato nel cortile dell’Istituto, probabilmente da un cancello lasciato aperto, s’è messo a giocare con un alunno. Nel tentativo di allontanarlo, il cane ha morso il pollice della mano del ragazzo che è stato portato al Pronto Soccorso dalla famiglia. La polizza assicurativa stipulata dall’Istituto copre questo tipo di danno?

L’aggressione di un alunno da parte di un cane non è un evento nuovo anche se non particolarmente frequente. Ai fini del risarcimento del danno, se l’evento avviene sulla pubblica via occorrerà tenere in considerazione se l’animale è domestico oppure randagio. Qualora l’evento invece sia accaduto all’interno delle pertinenze della scuola è ipotizzabile la responsabilità diretta dell’Istituto.

Responsabilità scolastica

Nel 2011 la giurisprudenza ebbe già modo di esprimersi per un caso assolutamente analogo a quello in questione.
In quell’occasione la studentessa di un Istituto superiore di Napoli, stava uscendo dalla scuola al termine delle lezioni.  Nel cortile antistante l’edificio scolastico veniva addentata alla mano da un cane incustodito e senza museruola.
La richiesta di risarcimento avanzata nei confronti del Ministero dell’Istruzione venne rigettata sia in 1° grado che in appello. Per questo motivo la causa finì in Cassazione.

La sentenza della Cassazione

Nel febbraio 2011, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3680, ha cassato la sentenza d’appello, ribadendo i confini del dovere di vigilanza.
Secondo gli Ermellini, con l’accoglimento della domanda d’iscrizione all’Istituto, s’instaura un vincolo contrattuale tra la famiglia e l’amministrazione. Da questo rapporto scaturisce l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno per l’intera durata della fruizione della prestazione scolastica. L’Amministrazione scolastica deve quindi garantire un ambiente salubre e sicuro in ogni spazio messo a disposizione, comprese appunto, le aree esterne di pertinenza.
La sicurezza degli alunni non si ferma quindi all’edificio, ma si estende a tutti gli spazi dell’istituto, cortili inclusi. Per escludere il risarcimento, l’Amministrazione dovrà quindi provare l’adozione di misure efficaci a protezione dei terzi.

Il vincolo contrattuale

Applicando il regime della responsabilità contrattuale ai sensi dell’Art. 1218 del Codice Civile, la Corte stabilisce due principi cardine. L’alunno o la sua famiglia deve limitarsi a provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto scolastico. L’Amministrazione scolastica deve invece dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire l’evento. Nel caso specifico la predisposizione di recinzioni o sistemi anti-intrusione atti a impedire l’accesso di animali o estranei.
Il caso della studentessa napoletana, venne quindi rinviato al giudice di merito per la valutazione dell’idoneità delle misure di sicurezza del plesso. In assenza di tale prova, il Ministero è tenuto al ristoro integrale dei danni subiti dal minore danneggiato.

Il profilo assicurativo

L’assicurazione integrativa operante nel mercato scolastico garantisce anche il sinistro causato dal morso di animali avvenuti durante le attività didattiche, anche nelle pertinenze dell’Istituto. Le migliori formule assicurative estendono la garanzia perfino all’itinere, ovvero al tragitto casa-scuola e viceversa. La garanzia prevede il rimborso delle spese mediche, l’eventuale diaria da ingessatura o ricovero e l’indennità nel caso d’invalidità permanente.
Inoltre il ramo di Responsabilità Civile della polizza, tutela l’Istituto anche nei casi di danno colposo ascrivibili alla mancata, carente o inefficace vigilanza.

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Muore lo studente accoltellato in classe: l’indagine sulle responsabilità e il nodo della prevenzione

È morto in ospedale lo studente spezzino 18enne, accoltellato in classe da un compagno. Dopo l’aggressione, i soccorritori lo hanno portato in ospedale e i medici lo hanno operato d’urgenza, ma per lui non c’è stato nulla da fare. Lo riporta, sul proprio sito, il portale d’informazione della Rai “Rainews24”.

Il fatto

L’aggressione è avvenuta poco dopo mezzogiorno, durante una pausa dalle lezioni, in un’aula dell’Istituto professionale “Einaudi – Chiodo” di La Spezia. A ferire a morte lo studente è stato un compagno di 19 anni.
Secondo le prime ricostruzioni, il movente dell’accoltellamento sarebbe legato a ragioni sentimentali. La vittima, fin da bambino conosceva la ragazza che l’aggressore frequentava e con quest’ultima si sarebbero scambiati foto di quando erano piccoli.
Il diverbio sarebbe iniziato nei bagni dell’Istituto ma sarebbe poi degenerato in aula, dove la vittima aveva cercato riparo. L’aggressore è entrato in classe brandendo un coltello con cui ha inferto le ferite, prima di essere bloccato e disarmato dal docente presente in aula.
I soccorritori hanno trasportato d’urgenza in ospedale la vittima, ferita all’addome e al torace, e i medici l’hanno sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Purtroppo, nonostante l’intervento, le condizioni restavano critiche e in serata le autorità hanno comunicato il decesso dello studente.
La polizia, intervenuta immediatamente, ha operato l’arresto del colpevole in flagranza di reato. L’accusa nei confronti dell’aggressore è di omicidio. La polizia ha sequestrato l’arma, un coltello da cucina probabilmente portato da casa.

Le reazioni

Com’era inevitabile l’episodio ha scatenato un vortice di reazioni. La politica e le istituzioni hanno apertamente condannato l’episodio. A detta di molti tuttavia, la soluzione non va cercata nella repressione, ma nella prevenzione del disagio giovanile.
Il giorno successivo c’è stata tensione davanti all’Istituto. Qualcuno ha lanciato un fumogeno dentro la scuola e gli studenti accusano di complicità, nell’accaduto, gli stessi docenti. Secondo alcune testimonianze infatti l’aggressore era solito girare armato di coltello all’interno della scuola.
Qualche persona avrebbe tentato di bloccare l’ingresso dell’edificio, scontrandosi con un collaboratore scolastico, prima che l’intervento della Digos riportasse la calma.
Il Ministro dell’Istruzione, al termine di un incontro in prefettura, ha ordinato un’ispezione nella scuola. «Non partiamo dal presupposto della messa sotto accusa di qualcuno – ha evidenziato il ministro – ma dall’accertamento dei fatti. Occorre fare chiarezza su quanto è accaduto e sulle altre criticità, instaurando un dialogo costruttivo e positivo“. Il ministro ha anche ventilato la possibilità di installare i metal detector nelle scuole a rischio.

La responsabilità

Nel Codice Penale italiano, l’omicidio è regolato principalmente dall’Art. 575, che definisce l’omicidio doloso come l’atto di chi cagiona la morte di un uomo. Questo reato è punito con reclusione non inferiore a 21 anni. Oltre a quello doloso esistono altre tipologie di omicidio: quello colposo, come ad esempio quello stradale, o preterintenzionale. Le tipologie variano sia per intenzionalità che per circostanze, sarà solo il giudice che, in relazione alla gravità e alle eventuali aggravanti, stabilirà la pena.
Non sembra questo il caso tuttavia solo le indagini della autorità e degli ispettori ministeriali potranno stabilire se esista una responsabilità, anche indiretta, dell’Istituto nell’evento occorso.

Il profilo assicurativo

In premessa è bene precisare che nessuna polizza assicurativa copre la responsabilità penale del soggetto coinvolto. Allo stesso modo sono escluse eventuali sanzioni amministrative o pecuniarie.
Ai familiari e conviventi della vittima spetta tuttavia il risarcimento dei danni patrimoniali (perdita di sostentamento) e non patrimoniali (biologico, morale e esistenziale). Gli importi in questo caso sono calcolati dalle tabelle di riferimento e dalle variabili in base al grado di parentela e alla gravità della perdita.
I danni sono richiedibili costituendosi parte civile nel processo penale o in sede civile.
Parallelamente, per chi subisce reati gravi, è disponibile anche un Fondo di Indennizzo per le vittime di reati intenzionali violenti, gestito dal Ministero dell’Interno. In caso di omicidio l’indennizzo è di 50.000 euro.
La famiglia della vittima potrebbe anche accedere al Fondo per l’indennizzo dei familiari degli studenti vittime di infortuni in occasione delle attività formative. Il legislatore ha istituito il Fondo nel 2023 per gli studenti deceduti a seguito di infortuni avvenuti in occasione o durante le attività formative. L’indennizzo, in questo caso arriva fino a 200.000 euro.
Qualora infine l’autorità provasse una responsabilità della scuola nell’episodio, la polizza di Responsabilità Civile coprirebbe i danni patrimoniali involontari causati a terzi. Per i casi di colpa o negligenza, la polizza infatti risarcisce il danno alla vittima anche se derivante da un reato.

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Responsabilità civile e nesso causale: perché la testimonianza generica non basta

Per ottenere un risarcimento non basta denunciare il fatto come accidentale ma occorre provare concretamente il nesso causale tra l’evento e il danno. L’ha richiamato il Tribunale di Lecco nella sentenza relativa al caso di una docente infortunatasi durante una visita d’istruzione. Lo riporta sul proprio sito internet, un articolo de “il Sole24ore”.

Il fatto

L’episodio è accaduto al termine di una visita d’istruzione quando un’insegnante, inciampando su una radice affiorante dalla pavimentazione di sanpietrini, ha riportando la frattura dell’omero.
A seguito dell’infortunio, la docente ha portato in causa il Comune, tenuto alla manutenzione della strada ai sensi dell’Art. 2051 del Codice Civile.
A supporto della propria tesi l’insegnante ha prodotto una fotografia del luogo dell’incidente e la dichiarazione di una collega.

La sentenza: perché il risarcimento non è automatico?

Il Tribunale di Lecco, con la sentenza n. 547/2025, ha chiarito un aspetto comune a tutte le richieste di risarcimento in casi analoghi. Subire un incidente su suolo pubblico, da solo, non è sufficiente per ottenere automaticamente il risarcimento del danno.
La docente infortunata ha prodotto una fotografia e la testimonianza della collega. La testimone tuttavia non ha saputo descrivere con precisione, la dinamica, il punto dell’incidente né le condizioni dell’acciottolato.
La foto, che evidenzia l’assenza di alcuni sampietrini, non basta a dimostrare concretamente la pericolosità dell’avvallamento. In fase istruttoria non è stato determinato né il punto preciso della caduta né le condizioni del marciapiede al momento dell’incidente. Non sono stati presentati infatti immagini, filmati o ulteriori testimonianze idonee a ricostruire con certezza la dinamica dell’incidente. Mancando quindi le prove concrete dell’incidente e le circostanze precise della caduta, il Tribunale ha rigettato la richiesta di risarcimento.

La responsabilità

La sentenza stabilisce un principio importante: l’Ente Pubblico è sempre responsabile della corretta manutenzione della strada. In caso di sinistro tuttavia, dev’essere sempre e chiaramente provato il nesso tra danno e il difetto della pavimentazione stradale. In mancanza di elementi probatori precisi, la richiesta di risarcimento non può essere accolta.
Immagini dettagliate, testimonianze precise, ma anche filmati di eventuali telecamere di sicurezza sono fondamentali per dimostrare la responsabilità dell’Amministrazione. Senza prove concrete, chi subisce un infortunio rischia di non ottenere alcun risarcimento.
La sentenza segue di pochi mesi, quella relativa ad un infortunio analogo accaduto nel 2022, di cui ci siamo già occupati in un precedente articolo. Anche in quel caso il giudice ritenne che l’infortunio non fosse imputabile al Comune, mancando una prova diretta del nesso causale.

Il profilo assicurativo

Gli infortuni durante le visite scolastiche sono coperti dall’INAIL solo in caso di Morte o per Invalidità Permanente pari o superiore al 6%. Dai risarcimenti restano escluse tutte le spese coperte dal Servizio Sanitario Nazionale.
Le polizze integrative scolastiche offrono una protezione più ampia e completa rispetto alla copertura obbligatoria prestata dall’INAIL.
Qualora la docente avesse sottoscritto la polizza integrativa della scuola, l’assicuratore indennizzerebbe l’Invalidità Permanente indipendentemente dalla percentuale accertata.
Nella polizza sono inoltre rimborsate le spese non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, come farmaci, ticket, visite specialistiche e l’eventuale diaria da ricovero.
Alcune polizze particolarmente complete prevedono anche la Tutela Legale, che copre le spese di avvocati e periti in controversie civili o penali. In questo modo l’assicurato può far valere i propri diritti, in sede giudiziale o stragiudiziale, senza sostenere direttamente i costi del procedimento.

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Infortunio grave durante la ricreazione: scuola condannata

Si è concluso il processo civile relativo alla vicenda dello studente 16enne caduto dal lucernario della sede provvisoria di un Istituto Professionale nell’Aretino. Lo riporta un articolo del quotidiano “la Nazione”.

Il fatto

L’episodio avvenne il primo giorno di scuola dell’anno scolastico 2020/2021.
All’epoca dei fatti, nel rispetto delle normative legate al distanziamento imposto dalla pandemia, la scuola, non aveva spazi sufficienti a contenere gli iscritti. Per questo motivo, la Provincia prese in concessione una parte di uno stabile industriale attiguo all’Istituto.
Intorno alle 10,30, durante la ricreazione, alcuni studenti decisero di recarsi sulla terrazza esterna che collegava i due stabili.
Uno studente, perdendo accidentalmente l’equilibrio, causò la rottura di un lucernario e cadde da un’altezza di oltre sei metri.
Il personale sanitario, immediatamente allertato dalla scuola, trasferì il 16enne in ospedale con l’elisoccorso. Qui, i sanitari riscontrarono numerose fratture, tra cui quelle di entrambe i polsi, ma non tali da destare particolari preoccupazioni per la vita del ragazzo.
I vigili del fuoco, sul momento, misero in sicurezza l’area che poi venne posta sotto sequestro dai Carabinieri. Da qui le indagini della Procura di Arezzo finalizzate ad accertare eventuali responsabilità.
Contestualmente la famiglia, in sede civile chiedeva alla scuola il risarcimento del danno, sostenendo che non erano state prese sufficienti misure di vigilanza e sicurezza.

La sentenza

Il Tribunale di Firenze, esaminato il caso, ha depositato la sentenza n. 3753/2025, lo scorso 23 novembre.
I giudici ribadiscono l’importanza del rapporto contrattuale che viene a porsi tra la scuola e le famiglie degli studenti. La scuola è quindi tenuta ad adottare tutte le precauzioni necessarie per garantire la sicurezza degli studenti durante la permanenza negli spazi scolastici. L’accesso alle zone potenzialmente pericolose va interdetto e le misure preventive devono essere concrete.
I giudici, confermando precedenti sentenze della Cassazione, indicano come l’Amministrazione scolastica deve accertare e provvedere attivamente alla prevenzione dei rischi. Semplici avvertimenti verbali quindi non sono sufficienti, occorre interdire l’accesso alle zone potenzialmente pericolose.
Per le motivazioni di cui sopra, il tribunale di Firenze ieri ha disposto il risarcimento per lo studente e la sua famiglia.
I giudici fiorentini tuttavia identificano una, seppur parziale, responsabilità dello studente nella vicenda.
L’iniziale somma stabilita dal Tribunale, pari a 76.000 euro a risarcimento per i danni, viene quindi decurtata del 30%. Il risarcimento sarà quindi di poco superiore ai 32.000 euro, ai quali però vanno aggiunti gli interessi legali.

Il profilo assicurativo

Occorre premettere che l’unica assicurazione che, come in questo caso, garantisce il risarcimento dei danni in Responsabilità Civile della scuola, è quella integrativa.
La polizza tutela l’Amministrazione Scolastica dal rischio di dover pagare, il risarcimento, dei danni procurati a terzi involontariamente a causa di una condotta colpevole.
La polizza assicura tutti i soggetti (Amministrazione, Studenti ed Operatori scolastici) che siano esposti al rischio di causare un danno nel corso delle attività.
Con l’autonomia scolastica legittimata dalla Legge 15 marzo 1997, n. 59, le scuole hanno maggiori responsabilità anche sotto il profilo gestionale. Inoltre, le polizze integrative di Responsabilità Civile dovranno tutelare anche il Ministero dell’Istruzione, legittimato passivo, in caso di sinistri.
Il ricorso alla copertura assicurativa però non esime i Dirigenti responsabili e gli addetti dall’applicazione delle norme legate alla sicurezza delle attività svolte. L’assenza di controllo, infatti, potrebbe creare pregiudizio alla pubblica incolumità. La stipula dell’assicurazione dovrà sempre tenere in considerazione l’importo del massimale che dev’essere adeguato al reale rischio potenziale.

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