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Al via l’Assicurazione Sanitaria Integrativa nella scuola: il welfare per il personale scolastico

Come preannunciato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sul proprio sito istituzionale, nello scorso febbraio, dal 2026 sarà introdotta l’Assicurazione Sanitaria Integrativa per tutto il personale scolastico. Lo prevede l’ultimo Contratto integrativo, firmato il 29 dicembre 2025. La misura tende a equiparare il settore scolastico pubblico ai più avanzati sistemi di welfare aziendale del privato.

Cos’è l’Assicurazione Integrativa e chi coinvolge

L’assicurazione sanitaria integrativa non è una cosa completamente nuova nella Pubblica Amministrazione. Forme analoghe sono già operanti per il personale civile, militare, di difesa e di polizia e per alcuni dipendenti di enti locali.
L’assicurazione sanitaria integrativa è una forma di protezione che garantisce il rimborso o la copertura diretta di spese mediche, visite specialistiche e interventi. L’assicurazione, non sostituisce la sanità pubblica, ma si affianca a essa per offrire percorsi più rapidi.
Nella scuola la platea dei beneficiari, definita nell’ultimo CCNI, sottoscritto lo scorso 29 dicembre, comprenderà:

  • Docenti e personale ATA di ruolo;
  • Supplenti annuali fino alla data del 31 agosto;
  • Supplenti fino al 30 giugno, data di termine delle attività didattiche.

Costi, risorse e massimali

Uno degli aspetti più innovativi riguarda il finanziamento dell’iniziativa. Il dipendente scolastico non dovrà pagare alcuna somma. Il costo della polizza è interamente coperto dallo Stato, la copertura infatti avverrà tramite lo stanziamento di fondi specifici dedicati al welfare contrattuale.
Il Ministero ha pensato questa scelta per aumentare il benessere del personale, senza intaccare lo stipendio netto in busta paga.
Le risorse ammontano a circa 80 milioni di euro per il quadriennio 2026–2029. Ogni lavoratore potrà usufruire di prestazioni il cui valore di mercato è di circa 3.000 euro all’anno, rappresentando un “aumento indiretto” del benessere economico della categoria.

L’accesso al servizio

Al lavoratore non sarà chiesta nessuna approvazione specifica: l’adesione alla copertura sanitaria avverrà in modo automatico. L’attivazione della copertura avverrà tramite una piattaforma dedicata. Il personale interessato dovrà effettuare l’accesso, probabilmente tramite SPID/CIE, visualizzare il proprio piano sanitario e prenotare le prestazioni presso le cliniche convenzionate.

Cosa prevede l’Assicurazione Sanitaria Integrativa?

Il Ministero ha disegnato le coperture per rispondere alle esigenze reali di una categoria professionale, come quella scolastica, sottoposta a forte stress. Tra le prestazioni principali dovrebbero rientrare:

  • Prevenzione: Check-up completi gratuiti, come l’igiene orale periodica;
  • Diagnostica rapida: Risonanze, TAC e analisi cliniche riducendo i tempi d’attesa;
  • Grandi interventi: Copertura totale per gli interventi chirurgici e le degenze;
  • Maternità e famiglia: Sussidi specifici per le spese legate alla nascita dei figli come, ad esempio, i parti cesarei.

Le criticità evidenziate

Il provvedimento ha diviso il fronte sindacale. Se da un lato molte sigle considerano questo accordo una conquista, riconoscendo benefici concreti per i lavoratori. Dall’altro, alcune organizzazioni criticano l’uso di fondi pubblici per sostenere il settore medico privato. Queste organizzazioni chiedevano invece che il Ministero destinasse le risorse all’aumento della retribuzione tabellare. Oppure investimenti nel potenziamento diretto della sanità pubblica.
Tutte le sigle sindacali hanno comunque espresso una forte preoccupazione in relazione ai ritardi procedurali ancora in atto. Nonostante il provvedimento sia previsto dalla normativa vigente, la decorrenza della copertura assicurativa non scatterà dal 1° gennaio 2026, ma solo dopo l’aggiudicazione della gara. Al momento, però, si attende ancora la pubblicazione del bando europeo necessario all’attivazione del servizio. Su quest’aspetto il Ministero ha previsto un’estensione del provvedimento, oltre il 2029, per i mesi di ritardo nell’attuazione operativa.

Assicurazione sanitaria e polizza integrativa

È opportuno dissipare alcuni i dubbi che stanno circolando tra i docenti e il pesonale.
Non bisogna confondere l’Assicurazione Sanitaria con la tradizionale Polizza Scolastica Integrativa, poiché i provvedimenti rispondono a finalità differenti.
La Polizza Integrativa Scolastica, finanziata annualmente da genitori e personale, integra la copertura obbligatoria INAIL per gli infortuni e include la Responsabilità Civile per danni a terzi. Il pagamento è obbligatorio per le famiglie e facoltativo per i dipendenti.
L’Assicurazione Sanitaria Integrativa, introdotta dal CCNI del 29 dicembre 2025, è invece una prestazione di welfare dedicata alla salute personale del dipendente. Essa rimborsa spese mediche private esterne al SSN, legate alla vita privata. A differenza della polizza scolastica integrativa, questa copertura è completamente gratuita per il personale, finanziata dallo Stato in via sperimentale per i primi quattro anni.

Se desideri maggiori informazioni sulle polizze assicurative nella scuola, contattaci qui.

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Proroga dell’utilizzo della PCP ANAC

Con la comunicazione del 28 giugno 2024, l’ANAC ha disposto alcuni differimenti negli adempimenti in materia di digitalizzazione dei contratti.
L’aspetto più interessante è la proroga, fino al 31 dicembre 2024, dell’utilizzo della piattaforma PCP per gli affidamenti diretti di importo inferiore a 5.000 euro.
All’interno del tetto previsto, le Amministrazioni Pubbliche potranno quindi stipulare i contratti, i cui bandi saranno pubblicati entro il 31/12/2024, senza utilizzare le piattaforme certificate.
I contratti interessati saranno quelli relativi ai lavori, forniture e servizi previsti ai sensi della Delibera n. 584 del 19 dicembre 2023.
Il ricorso a piattaforme certificate (PAD) diventerà obbligatorio, anche per le procedure di questo tipo, ma solo a decorrere dal 1° gennaio 2025.

I contratti assicurativi

La proroga dell’utilizzo della PCP ANAC, è bene ricordarlo, riguarderà esclusivamente i contratti il cui importo è inferiore ai 5.000 euro.
Nella scuola, a conti fatti tuttavia, un numero estremamente esiguo di contratti assicurativi è interessato dal provvedimento. Tra questi, i contratti relativi alla RCA dei veicoli, e alcune formule di assicurazione dei beni. L’assicurazione multirischio, quella di Responsabilità Civile e Infortunio di studenti e operatori, anche alla luce della diffusione della poliennalità, ben difficilmente godrà di questa opportunità.
I contratti che invece, nella maggioranza dei casi, potranno godere di questa agevolazione sono quelli relativi al brokeraggio. Gli importi stimati in questo caso, nel comparto scolastico difficilmente superano il tetto stabilito anche nel caso di poliennalità.
Già oggi tuttavia molte Amministrazioni scolastiche, preferiscono stipulare i contratti sulle piattaforme certificate, anche sotto la soglia dei 5000 euro.

Se desideri maggiori informazioni sulla proroga dell’utilizzo della PCP ANAC per la stipula dei contratti assicurativi nella scuola, contattaci qui.

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Affidamento dei servizi nelle scuole: proroga

L’ANAC il 29 febbraio, sul proprio sito web ha pubblicato un articolo in relazione alle procedure l’appalto nelle scuole.
La comunicazione tende ad arginare alcune problematicità operative imposte dal nuovo Codice dei Contratti pubblici entrato in vigore, in via definitiva, dal 1° gennaio 2024.
Per consentire alle Istituzioni scolastiche l’acquisizione di servizi, anche in assenza della qualificazione prevista, sarà possibile indire procedure selettive sopra la soglia indicata.

La nota ANAC

L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha stabilito una deroga all’obbligo di qualificazione delle Stazioni Appaltanti e lo sblocco del CIG.
La deroga riguarderà un periodo transitorio, più precisamente dall’8 marzo e fino al 30 settembre 2024.
All’interno di questo periodo, gli Istituti Scolastici, anche senza qualificazione, potranno procedere all’affidamento degli appalti a prescindere dal valore degli affidamenti.
In questo senso, l’Autorità ha trasmesso una nota al Ministero dell’Istruzione.

CPV prevalenti

Nella nota l’ANAC ha identificato una serie di CPV prevalenti per cui le scuole potranno attivare autonomamente il CIG fino alla scadenza della norma ponte:

  • 63500000-4 – Servizi di agenzie di viaggio, operatori turistici e servizi di assistenza turistica;
  • 63510000-7 – Servizi di agenzie di viaggi e servizi affini;
  • 63511000-4 – Organizzazione di viaggi tutto compreso;
  • 63512000-1 – Vendita di biglietti di viaggio e di servizi di viaggio tutto compreso;
  • 63515000-2 – Servizi relativi all’organizzazione di viaggi;
  • 63516000-9 – Servizi di gestione viaggi;
  • 42933000-5 – Distributori;
  • 42933300-8 – Distributori automatici di prodotti.

La circolare del Ministero dell’Istruzione

Nella stessa data, con protocollo 1417, il Ministero dell’Istruzione ha divulgato una circolare a tutte le scuole nazionali in cui rende note le indicazioni dell’Autorità.
La circolare evidenzia comunque: «la necessità di rispettare la normativa in materia di approvvigionamenti digitali». Inoltre: «A partire dal 1° ottobre, il sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti troverà piena applicazione anche nei confronti delle Scuole» senza ulteriori deroghe.

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Codice dei contratti: le procedure da applicare

Il 20 novembre scorso è stata emanata dal del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) la circolare n. 298/2023. La circolare tenda a chiarire quali procedure di selezione dei concorrenti, utilizzare circa l’affidamento di appalti per importi inferiori alle soglie di rilevanza comunitaria.

Le procedure da adottare

Secondo il Ministero, le procedure semplificate vanno applicate «…nel solco dei principi e delle regole della normativa di settore dell’Unione europea».
Il nuovo Codice dei contratti pubblici, in continuità con la normativa precedente, individua le soglie sotto le quali possono essere utilizzate procedure più snelle.
Procedure come l’Affidamento Diretto sono quindi idonee a soddisfare le esigenze di celerità e semplificazione in fase selettiva, fermi restando i principi fondamentali del Codice.
Pur tuttavia, ai sensi della Direttiva 2014/24/UE, le amministrazioni aggiudicatrici hanno la più ampia facoltà di applicare procedure aperte o ristrette.
Il nuovo codice non impone quindi l’obbligo di utilizzare le procedure semplificate per affidamento di contratti sotto soglia. Viene quindi legittimata la facoltà di scelta tra procedure semplificate ed ordinarie.

Il Principio di Risultato

La circolare richiama espressamente la diligente applicazione dei principi richiamati dal Codice dei Contratti Pubblici. In particolare, quello di accesso al mercato, concorrenza, imparzialità, non discriminazione, pubblicità, trasparenza, proporzionalità e fiducia, che: «…valorizza l’iniziativa e l’autonomia decisionale dei funzionari pubblici».
Oltre ai principi sopra espressi, le procedure del sotto-soglia devono essere applicate tenendo conto, al contempo, del principio di risultato. Ai sensi dell’Art. 1, del D. Lgs. 31 marzo 2023, n. 36, il Principio di risultato riassume gli obiettivi che devono caratterizzare l’Amministrazione Pubblica. Questi possono essere riassunti in: efficienza, efficacia, tempestività ed economicità.
Quanto evidenziato dalla Circolare si applica integralmente anche al mercato assicurativo della Pubblica Amministrazione compreso quello scolastico.

Se vuoi avere maggiori dettagli, informazioni o consulenza in relazione alle procedure d’appalto nella scuola, contattaci qui.

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Codice dei Contratti: le nuove soglie di rilevanza

Il 16 novembre 2023, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’aggiornamento delle soglie di rilevanza comunitaria per appalti e i contratti pubblici.
A seguito della pubblicazione sulla GUUE, le modifiche si applicheranno a tutti gli appalti pubblici di forniture, servizi e lavori e dei concorsi di progettazione.

Le soglie di rilevanza

Le soglie di rilevanza, di norma, vengono aggiornate ogni due anni dall’Unione Europea in relazione all’andamento economico generale. I nuovi importi si applicheranno senza bisogno di recepimento nell’ordinamento italiano ai sensi dell’Art. 14 del D. Lgs 31 marzo 2023, n. 36. Il Comma 3 dell’articolo infatti afferma che le soglie: “sono periodicamente rideterminate con provvedimento della Commissione europea, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea”.
Le soglie per gli anni 2024 e 2025 si applicheranno a decorrere dal 1° gennaio 2024.

Innalzamento delle soglie

Per effetto dei Regolamenti, le nuove soglie aggiornate risulteranno le seguenti:

SETTORI ORDINARI

  • € 143.000,00 per gli appalti pubblici di forniture e di servizi aggiudicati dalle autorità governative centrali e per i concorsi di progettazione organizzati;
  • € 221.000,00 per gli appalti pubblici di forniture e di servizi aggiudicati da amministrazioni aggiudicatrici sub-centrali e concorsi di progettazione organizzati da tali amministrazioni;
  • € 5.538.000,00 per gli appalti di lavori pubblici.

SETTORI SPECIALI

  • € 443.000,00 per gli appalti di forniture e di servizi nonché per i concorsi di progettazione;
  • € 5.538.000,00 per gli appalti di lavori.

CONCESSIONI

  • € 5.538.000,00.

SETTORI DELLA DIFESA E DELLA SICUREZZA

  • € 443.000 per gli appalti di forniture e servizi;
  • € 5.538.000 per gli appalti di lavori.

Il comparto scuola

Nel comparto scuola, i settori maggiormente interessati sono quelli ordinari legati agli appalti pubblici per l’acquisto di beni, forniture e servizi. In questo caso la soglia passerà dagli attuali 140.000,00 euro a 143.000,00 euro. Un altro settore interessato è quello legato alle concessioni, ad esempio quelle per i servizi di distribuzione automatica di bevande o quelli di ristorazione (bar). In questo secondo caso la soglia passerà dagli attuali 5.382.000,00 euro a 5.538.000,00 euro.
Dal punto di vista procedurale non ci sono cambiamenti fatto salvo l’adeguamento ai nuovi parametri economici.

Se vuoi avere maggiori informazioni in relazione alle procedure d’appalto nella scuola, contattaci qui.

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Viaggi di istruzione 2023

Un’interessante approfondimento in relazione ai viaggi di istruzione, per l’anno corrente, è stato proposto dalla testata on-line Guida Viaggi, specializzata in turismo professionale.

Toscana e bus, la meta e il mezzo di trasporto più gettonati

Nel 2023, rileva Gabriele Milani, direttore nazionale della Federazione Turismo Organizzato (FTO), il 95% dei viaggi di istruzione ha come meta l’Europa. L’Italia è diventata la meta di riferimento: Toscana, Sicilia e Lazio sono le mete più richieste, seguono Puglia, Lombardia, Veneto e Campania. Il soggiorno medio è di 4 giorni, il mezzo di trasporto più utilizzato è il bus turistico, ma in grande crescita c’è il treno. Le sistemazioni alberghiere più utilizzate sono i 3 stelle ma, per contenere i costi, sono cercate fuori dai centri storici e dai luoghi di villeggiatura.

La riduzione del budget

La ripresa dell’attività turistica, successiva al periodo pandemico, nonostante la fine delle restrizioni sanitarie, rivela ad una riduzione del numero di partecipanti nelle classi scolastiche. Le cause, a parere di Dino De Santo, responsabile per il turismo scolastico di Assoviaggi, sono imputabili all’aumento dei costi e alla riduzione del budget delle famiglie.
Nonostante le Agenzie di viaggio abbiano ridotto i margini di profitto, non riescono a contenere gli aumenti dei costi, in deciso aumento rispetto all’anno scorso. Una situazione generalizzata per i trasporti, i pernottamenti, e tutti i servizi collegati, sia in Italia che all’estero.
Questo stato di cose, secondo Giuseppe Ciminnisi, presidente della Federazione Italiana Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo (FIAVET), ha fortemente inciso sulla durata dei soggiorni.
In tal senso è opportuno segnalare la notizia, attraverso la quale, il ministero dell’Istruzione assegnerà nell’anno scolastico 2023/2024, 50 milioni di euro per quest’attività.
Il finanziamento, disposto attraverso un’apposita direttiva, consentirà alle scuole, nell’ambito dell’autonomia prevista, di coinvolgere anche gli studenti meno abbienti in viaggi d’istruzione e visite didattiche.

Le procedure d’appalto delle scuole

Un’ulteriore criticità, evidenzia Dino De Santo, è la difficoltà che incontrano gli agenti di viaggio, nel gestire le richieste degli istituti scolastici. Le pretese, spesso farraginose, entrano in conflitto con le esigenze degli albergatori. Si sono verificati casi, aggiunge Milani, in cui procedure selettive iniziate a dicembre facessero sì che, a febbraio, le proposte presentate non fossero più realizzabili. Fondamentale, in questa direzione, sarà definire un nuovo patto tra gli attori del settore per snellire le procedure, ribadisce De Santo.

Il profilo assicurativo

A compendio dell’articolo ci sembra opportuno aggiungere un breve commento in relazione alle coperture assicurative ricomprese nelle polizze integrative scolastiche.
Le migliori soluzioni presenti sul mercato garantiscono il rimborso sia in caso di annullamento del viaggio che per le spese mediche da infortunio o malattia.
La stipula della polizza assicurativa proposta dall’Agenzia di viaggio, in questo caso, diventa quindi inutile poiché già ricompresa nella polizza scolastica. Inoltre, per quanto economicamente possa sembrare marginale, grava sui partecipanti ai viaggi di istruzione senza apportare alcun vantaggio reale.

Se desideri maggiori informazioni circa le polizze assicurative per i viaggi di istruzione, contattaci qui.

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Nuovo Codice dei Contratti Pubblici: le prime indicazioni

L’imminente applicazione del Nuovo Codice dei Contratti Pubblici comincia a produrre le prime indicazioni relative all’attuazione del Decreto.
Il 22 maggio 2023 l’ANAC ha pubblicato il Comunicato del Presidente del 17 maggio 2023 contenente le prime indicazioni per la qualificazione delle stazioni appaltanti.

La qualificazione delle stazioni appaltanti

Con l’avvio dell’iter di riforma in materia di contratti pubblici era già stata individuata la necessità di arginare l’eccessiva frammentazione dei poteri di acquisto. La Legge delega 21 giugno 2022, n. 78 prospettava un nuovo modello di azione dell’Amministrazione Pubblica, orientato ad una maggiore qualità, efficienza e professionalizzazione.
Da un lato, la riduzione e qualificazione delle stazioni appaltanti garantirà una maggiore efficacia nel processi d’acquisto. Dall’altro consentirà l’adeguato sviluppo del percorso di digitalizzazione dei processi stessi. La centralizzazione degli strumenti digitali a un numero limitato di amministrazioni opportunamente specializzate faciliterà effettivamente lo sviluppo tecnologico negli appalti pubblici.
Le nuove piattaforme di e-procurement, consentiranno inoltre, una maggiore interoperabilità tra i sistemi delle Pubbliche Amministrazioni.
Anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, potrà semplificare attività complesse e onerose come la stima della domanda futura, la definizione della base d’asta e il monitoraggio dei limiti contrattuali.

Gli ambiti di qualificazione delle stazioni appaltanti

La qualificazione delle Stazioni Appaltanti riguarderà essenzialmente 3 ambiti:

•       Le capacità di progettazione tecnico-amministrativa delle procedure;
•       Le capacità di affidamento e controllo dell’intera procedura;
•       Le capacità di verifica sull’esecuzione contrattuale, ivi incluso il collaudo e la messa in opera.

I requisiti di qualificazione per la progettazione e l’affidamento delle Stazioni appaltanti, sono disciplinati dall’allegato II.4 del D. Lgs. 31 marzo 2023, n. 36.
Prerogativa per la qualificazione sarà la capacità di gestione dei processi, la competenza e, da ultimo, l’esperienza maturata nella progettazione, affidamento ed esecuzione dei contratti.
La domanda di qualificazione per le stazioni appaltanti potrà essere effettuata a partire dal 1° giugno 2023 presentando domanda on line sul sito di ANAC.
L’elenco delle stazioni appaltanti qualificate e delle centrali di committenza sarà aggiornato trimestralmente. La validità dell’iscrizione intervenuta sarà di durata biennale.

Le stazioni appaltanti non qualificate

Sulla base al nuovo Codice, tutti Enti Pubblici, tra cui gli Istituti Scolastici, potranno effettuare affidamenti di contratti di lavoro con importi fino a 500.000 euro. Analogamente, potranno stipulare contratti di servizi e forniture fino alla soglia di 140.000 euro.
Al di sopra di questi importi, a partire dal 1° luglio 2023, dovranno essere qualificati. Non sarà invece necessaria la qualificazione per effettuare ordini sugli acquisti messi a disposizione delle centrali di committenza e dei soggetti aggregatori.
Dal 1° luglio 2023, per le stazioni appaltanti non qualificate, interverrà anche il blocco del CIG relativo ai contratti di importi superiori a quelli indicati.

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Il nuovo Codice dei Contratti nella scuola. Un ciclo di conferenze con l’Avv. Stefano Feltrin

Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, il D. Lgs. 31 marzo 2023, n. 36 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale rispettando i tempi previsti dall’esecutivo. La nuova norma, a far data dal 1° luglio prossimo, dopo quasi sette anni, manderà definitivamente in pensione il D. Lgs. 18 aprile 2016, n. 50.

Un avvio tormentato

Il Codice dei Contratti è un dispositivo importante e al tempo stesso complesso poiché regola tutti gli acquisti della Pubblica Amministrazione, anche quella scolastica.
L’avvio di dispositivi normativi delicati, come quelli legati ai contratti pubblici sono spesso problematici e articolati. Prova ne siano le integrazioni le correzioni, cui è stato sottoposto, a un anno di distanza, il vecchio Codice. Come non bastasse, i pareri giurisprudenziali, l’evoluzione economica mondiale e la recente pandemia, hanno causato, negli anni, centinaia di aggiornamenti normativi.
In questo senso, anche il nuovo Codice dei Contratti non sembra nascere sotto i migliori auspici. A poco più di un mese di distanza dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, l’ANAC ha già sollevato svariate obiezioni di merito. A parere dell’Autorità alcuni passaggi infatti potrebbero addirittura far scattare un processo di infrazione da parte della Comunità europea. Ma palesi incongruenze e problemi interpretativi, sono stati espressi anche dal Consiglio di Stato.
A questo clima di incertezza e frammentarietà occorre aggiungere che il nuovo Codice entra in vigore in prossimità delle scadenze legate alla richiesta di fondi per il PNRR.
La corretta interpretazione del nuovo Codice dei Contratti nella scuola diventa quindi non solo opportuna, ma soprattutto necessaria anche alla luce delle possibili responsabilità che coinvolgere i Dirigenti Scolastici.

Un ciclo di conferenze per capire cosa cambierà nella scuola

Per meglio capire l’applicazione del nuovo Codice dei Contratti nella scuola abbiamo deciso di organizzare, nel mese di maggio, un primo ciclo di conferenze sul tema, in collaborazione con alcuni Uffici Scolastici Territoriali.
Relatore dei convegni è l’Avvocato Stefano Feltrin, consulente in diritto commerciale, societario ed in materia di appalti e concessioni pubbliche. L’Avvocato Stefano Feltrin è docente a contratto presso Università e Scuole di Alta Formazione e autore di numerosi articoli in materia di appalti pubblici anche in ambito scolastico.
Le tematiche affrontate vanno dall’inquadramento normativo alla scelta delle procedure da adottare nella scuola, dall’Affidamento Diretto alla Procedura Negoziata. Sarà dato spazio anche alle procedure relative alle concessioni e al regime dei contratti relativi al PNRR.

Gli appuntamenti

Cominceremo l’8 maggio a Portici (NA) presso ISIS “Carlo Levi”, proseguendo il 22 maggio a Torino (TO) nella sede di Euroedizioni. Il 23 maggio saremo a Fossano (CN) presso IIS “Giancarlo Vallauri”, il 24 maggio il convegno si terrà a Busto Arsizio, presso l’ITE “Enrico Tosi”. Chiuderemo questo primo ciclo di incontri il 30 maggio a Brescia presso l’IIS “Astolfo Lunardi”.
I dettaglio degli argomenti trattati, degli indirizzi e le modalità di iscrizione ai singoli appuntamenti sono disponibili nei link sopra riportati.


Avv. Stefano Feltrin – Esperto di diritto commerciale e amministrativo, in particolare in materia di appalti e concessioni pubbliche. Consulente di Operatori Economici e Istituzioni in materia di contratti pubblici. Docente in corsi di formazione e convegni in materia di affidamento e gestione di contratti pubblici nel settore scolastico e universitario. Docente a contratto presso Università e Scuole di Alta Formazione. Autore di numerosi articoli in materia di appalti pubblici e diritto commerciale.

Se desideri maggiori informazioni in relazione ai Convegni con l’Avvocato Stefano Feltrin in relazione al nuovo Codice dei Contratti Pubblici, contattaci qui.  

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Esclusione dalla gara

Il nostro Istituto ha pubblicato la gara per l’affidamento dei servizi assicurativi. Una delle società partecipanti non ha prodotto, all’interno della documentazione amministrativa, il certificato relativo ai carichi pendenti, espressamente richiesto. Questo comporta l’automatica esclusione dalla gara?

Al fine di garantire la legittimità delle procedure di affidamento dei servizi, le amministrazioni scolastiche sono tenute ad espletare una serie di controlli d’ufficio. I controlli sono finalizzati a stabilire la veridicità di quanto dichiarato dai concorrenti in fase di partecipazione alla gara d’appalto. La mancanza di alcuni requisiti non comporta l’automatica esclusione dalla gara.

Le procedure selettive

Prima di entrare nel merito della domanda è tuttavia opportuno chiedersi se la procedura messa in atto dalla scuola sia in linea con le reali necessità dell’Amministrazione.
L’innalzamento delle soglie comunitarie, dettato dei decreti “semplificazioni”, obbliga l’Amministrazione appaltante all’utilizzo delle procedure semplificate per tutto il comparto sotto soglia.
Per quanto concerne gli affidamenti dei servizi assicurativi scolastici, nella quasi totalità dei casi non si supererà mai il tetto previsto per l’Affidamento Diretto, neanche nel caso di contratti di durata pluriennale.
Resta, tuttavia, inteso che la scuola potrà sempre, nell’esercizio della propria discrezionalità, ricorrere alle procedure ordinarie, anziché a quelle semplificate. La scelta potrà essere dettata qualora specifiche esigenze di mercato suggeriscano di assicurare il massimo confronto. Tuttavia, in questo caso, l’esigenza del ricorso alle procedure ordinarie impone l’obbligo di motivazione.
Il primo passaggio, quindi, è dettato dall’Attività Istruttoria, indicata all’Art. 44, comma 2, del Decreto 28 agosto 2018, n. 129.
L’Attività Istruttoria determinerà, quindi, il tetto di spesa e conseguentemente il tipo di procedura selettiva da mettere in atto.

Le linee guida ANAC 

Le Linee guida ANAC n. 4, introducono una serie di regolamentazioni specifiche per gli affidamenti di minore importo.
In particolare, individuano regimi semplificati per tutta la fascia relativa all’Affidamento Diretto, identificata dall’Art. 35, comma 1, lettera (b) del D. Lgs. 18 aprile 2016 n. 50. Le linee guida dell’ANAC, nello specifico, prendono in considerazione gli affidamenti:

  • < a 5.000,00 euro
  • > a 5.000,00 euro e < a 20.000,00 euro
  • > a 20.000,00 euro e fino alla soglia comunitaria di 140.000,00 euro.

La norma prevede livelli di verifica sempre più stringenti in relazione all’importo dell’appalto.
Per i servizi d’importo fino a 5.000,00 euro, le Linee Guida prevedono la facoltà, per la stazione appaltante, di procedere alla stipula del contratto sulla base di un’apposita autodichiarazione resa dall’operatore economico. La dichiarazione dovrà prevedere il possesso dei requisiti di carattere generale di cui all’Art. 80 del Codice dei contratti pubblici. Tra i 5.000,00 e i 20.000,00 euro, oltre all’autodichiarazione di cui all’Art. 80, i requisiti stabiliti per l’esercizio di particolari professioni.
Tra i 20.000,00 euro e la soglia comunitaria, inoltre, l’Amministrazione dovrà verificare l’idoneità a contrarre con la P.A. in relazione a specifiche attività.
In tutti casi, la stipula del contratto dovrà essere preceduta dalla consultazione del casellario ANAC, e dalla verifica del documento unico di regolarità contributiva (DURC).

Il certificato dei carichi pendenti

La certificazione dei carichi pendenti non è normalmente pretesa nelle procedure ad Affidamento Diretto. Sarà comunque discrezione dell’Amministrazione appaltante farne richiesta.
Qualora l’operatore economico non esibisse il certificato, l’Ammnistrazione non potrà escluderlo dalla procedura selettiva. In questo caso dovrà ricorrere al Soccorso Istruttorio, ai sensi dell’Art. 83 del Codice.
Come rileva il Consiglio di Stato con l’ordinanza V, 9 aprile 2020, n. 2332: «Le omissioni dichiarative, infatti, non possono contenere alcun automatismo escludente».
Anche nel caso risultassero carichi pendenti, l’Amministrazione appaltante non potrà escludere a priori l’operatore economico. Sempre il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3484/17, afferma che l’Amministrazione: «sarà tenuta a valutare la rilevanza degli elementi in essa contenuti ai fini di una eventuale esclusione». Ne deriva che la semplice presenza di carichi pendenti non può determinare l’esclusione a priori, ma sarà necessario entrare nel merito.
L’unico elemento d’impedimento sono esclusivamente le condanne passate in giudicato e non quelle relative a  procedimenti e condanne penali o denunce non ancora definite.
In questo senso s’è espresso ancora il Consiglio di Stato, Sez. III, 18 marzo 2022, con la sentenza n. 1977.

Se desideri maggiori informazioni in relazione alle procedure selettive per le assicurazioni scolastiche, contattaci qui.

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Accesso agli atti e Accesso civico

Un’Azienda ci ha formalizzato la richiesta dei accesso agli atti relativi a due gare espletate dalla scuola. La prima si riferisce all’appalto in corso, la seconda all’appalto precedente. Devo premettere che l’operatore economico in questione non ha partecipato a nessuna delle due selezioni. L’operatore motiva la richiesta ai sensi dell’accesso civico agli atti amministrativi. La scuola è tenuta a consentire l’accesso agli atti? In caso di rifiuto e l’Istituto compirebbe un illecito?

L’accesso agli atti e l’accesso civico sono degli strumenti per venire a conoscenza di dati, informazioni e documenti detenuti dalla pubblica amministrazione. La liceità, il grado di complessità, il numero e il carattere dei documenti consultabili differisce a seconda dello strumento utilizzato.

L’accesso agli atti

L’accesso agli atti è uno strumento normato dagli Artt. 22 e successivi della Legge 7 agosto 1990, n. 241.
La norma, nel caso dell’accesso agli atti, richiede la titolarità di un interesse qualificato e differenziato.
Ai sensi della legge potranno accedere agli atti: «tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso».
Obiettivo del legislatore, quindi, è volto alla tutela degli interessi individuali di un soggetto che ricopre una posizione differenziata rispetto a tutti gli altri cittadini.
Il richiedente dovrà provare di essere portatore di un diritto concreto, corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e strumentale alla documentazione oggetto della richiesta.
Nel caso di accesso agli atti, il soggetto tutelato è solo l’operatore economico partecipante alla selezione. Costui ha il diritto di salvaguardare il proprio interesse oltre all’interesse pubblico.
L’operatore economico dovrà produrre formale richiesta e l’Amministrazione, verificata la disponibilità dei controinteressati, dovrà rendere disponibile la documentazione pretesa.

L’accesso civico

L’accesso civico è regolamentato dal D. Lgs. 14 marzo 2013, n. 33.
La norma in questo caso consente a chiunque il diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni. L’accesso civico infatti è teso a favorire: «forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e a promuovere la partecipazione al dibattito pubblico».
Scopo del legislatore è dare piena attuazione all’ordinamento Europeo in materia di trasparenza rendendo l’amministrazione quanto più possibile aperta e a servizio del cittadino.
L’accesso civico non conosce limitazioni dal punto di vista della legittimazione soggettiva ed esonera il richiedente dall’obbligo di motivazione.  La richiesta tuttavia è esercitabile solo: «nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridici rilevanti».
L’accesso civico è quindi riconosciuto a tutti i cittadini che vogliono venire a conoscenza dell’operato della Pubblica Amministrazione senza vantare alcun interesse specifico ulteriore.
In questi casi il soggetto interessato potrà fare richiesta di visionare esclusivamente gli atti formali relativi al procedimento. Atti che, di norma, dovrebbero già essere disponibili nella sezione di Amministrazione trasparente dell’Ente stesso.

La documentazione accessibile

In entrambi i casi non tutti gli atti sono accessibili.
I limiti sono quelli strettamente connessi alla salvaguardia di interessi pubblici fondamentali e prioritari rispetto all’interesse alla conoscenza degli atti amministrativi. Tra questi tra questi vi sono, ad esempio i documenti coperti da segreto di Stato, la riservatezza dei terzi, persone, gruppi ed imprese.
Al di fuori di questi limiti tassativamente previsti, l’accessibilità ai documenti rispetto ai quali il cittadino vanta un interesse concreto e privilegiato dovrebbe essere massima.

Le responsabilità dell’Amministrazione scolastica

Nel caso in questione la domanda potrebbe quindi essere ribaltata.
La diversa qualifica del soggetto richiedente, determina il livello e il riconoscimento dell’istanza presentata.
I soggetti legittimati alla richiesta possono essere portatori di un interesse generale (accesso civico) o specifico (accesso agli atti). L’estensione e il grado di profondità con cui il soggetto può aspirare ad accedere ai documenti richiesti, è strettamente legato alla finalità specifiche della richiesta.
La responsabilità dell’Amministrazione, conseguentemente, è direttamente legata alla “risposta”, con l’uno o l’altro strumento.
In relazione alla richiesta quindi, l’operatore economico potrà visionare esclusivamente gli atti propedeutici e le determinazioni legate alle selezioni cui ha partecipato. Ogni altra richiesta risulta impropria in quanto il soggetto, non partecipante alla selezione, non è portatore di un interesse qualificato e differenziato.
Da ultimo, i termini relativi alla richiesta di accesso da parte dell’interessato, sono espressi all’Art. 15, comma 6, della Legge 11 febbraio 2005, n. 15: «Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere». 

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