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Infortunio in gita: il Tribunale assolve la scuola e delinea la responsabilità oggettiva dell’Ente custode

È arrivata a sentenza la vicenda relativa all’infortunio di due alunni di una scuola elementare feriti in occasione di un’uscita didattica.

Il fatto

Come riportava un articolo del quotidiano “il Centro”, la vicenda risale al maggio 2022 durante un’uscita didattica al teatro romano di Teramo. I due alunni di dieci e undici anni, impegnati nel progetto scolastico: “Raccontiamo Teramo”, rimasero feriti alle gambe da un masso staccatosi dall’anfiteatro romano.
Secondo le prime ricostruzioni, i due si sarebbero spinti in un’area vietata dove c’era una grossa pietra appoggiata a una trave. La pietra cadde e li colpì. Un minore venne solo sfiorato dal grosso sasso, l’altro invece venne colpito al piede.
I soccorsi subito intervenuti trasportarono le due vittime all’ospedale. Il primo riportò la frattura al piede, l’altro diverse escoriazioni. Entrambi vennero dimessi con una prognosi di quindici giorni.
Il Sindaco immediatamentedopo l’incidente dichiarò che l’area non era aperta al pubblico, senza autorizzazione d’accesso e in assenza della guida comunale. A detta del Sindaco, il gruppo sarebbe quindi entrato attraverso un cancello lasciato aperto per lavori di manutenzione. Le autorità, dal canto loro, avviarono immeditamente gli accertamenti necessari per chiarire le eventuali responsabilità nella dinamica.

Il caso fortuito

Con la sentenza n° 223/2026, pubblicata lo scorso 11 febbraio, il Tribunale dell’Aquila ha chiarito il concetto di caso fortuito. Secondo il giudice, le insegnanti hanno agito correttamente chiedendo tutti i permessi necessari al personale del museo. Prima della visita avevano inoltre ispezionato l’area per garantire la sicurezza degli alunni. L’evento è accaduto mentre la classe ascoltava con attenzione la lezione didattica.
La scuola ha quindi rispettato ogni obbligo di vigilanza e il danno è imputabile esclusivamente a un difetto di stabilità del reperto archeologico.
La decisione sottolinea come la responsabilità degli insegnanti non sia “assoluta” ma legata alla concreta possibilità di prevedere il pericolo.

La responsabilità dell’Ente

La responsabilità della scuola e quella dell’Ente proprietario differiscono per natura giuridica. Per i docenti si valuta la diligenza nella progettazione e vigilanza, mentre per il custode si applica la responsabilità oggettiva. L’Art. 2051 del Codice Civile rende l’Ente, proprietario del sito archeologico, responsabile per il solo fatto che il danno sia avvenuto.
Per liberarsi, l’Ente dovrebbe dimostrare il caso fortuito come evento esterno e imprevedibile. Il crollo non deve dipendere da scarsa manutenzione ma da fattori anomali, imprevisti, imprevedibili e inevitabili che interrompono il nesso causale tra una condotta e l’evento dannoso.
Questa norma tutela i cittadini spostando il rischio su chi gestisce la sicurezza.
Il Tribunale ha assolto la scuola perché le docenti hanno agito correttamente verificando l’assenza di pericoli, ottenendo i permessi necessari e sorvegliando correttamente gli alunni. La condotta del personale scolastico è stata quindi ritenuta impeccabile e rispettosa di ogni norma. L’incidente risulta quindi imputabile esclusivamente alla condizione del bene in custodia.

Il profilo assicurativo

Le assicurazioni scolastiche integrative coprono solitamente gli infortuni degli alunni durante le uscite didattiche autorizzate. Se l’Istituto viene assolto, la compagnia assicurativa potrebbe comunque risarcire il danno per tutelare lo studente.
Tuttavia l’Assicuratore, accertata la responsabilità oggettiva del custode per omessa manutenzione, può esercitare il diritto di rivalsa nei confronti dell’Ente proprietario del sito archeologico. La Compagnia assicuratrice potrebbe quindi richiede al Comune il rimborso delle somme erogate alla famiglia della vittima. La rivalsa è esclusa solo se l’Ente dimostra il caso fortuito o l’imprevedibilità assoluta del crollo. Questa procedura permette di spostare il costo economico del sinistro sul reale responsabile della sicurezza strutturale.

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Omessa custodia

È di qualche giorno fa la notizia di un alunno, di 11 anni che si è allontanato dalla scuola, senza che nessuno se ne accorgesse. Il ragazzo, colpito dalla sindrome di Down, è stato trovato dopo un’ora e mezza da un vigile del fuoco che aveva notato il ragazzino vagare confuso e intimorito.

Abbandono di minori o incapaci

Sull’importanza della vigilanza abbiamo pubblicato un articolo specifico. Il caso in questione tuttavia appare più grave poiché, a differenza della mancata vigilanza, potremmo trovarci di fronte ad un reato di cui all’Art. 591 del Codice Penale – Abbandono di persone minori o incapaci.
Il codice riporta: “Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, […] di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. […] La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte. Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore […], dal tutore […].

L’omessa custodia

Appare chiaro come l’omessa custodia sia un evento di particolare gravità che presuppone la responsabilità diretta dell’Istituto (Dirigente scolastico e/o Direttore S.G.A.), del personale docente e/o educativo o dei collaboratori e che potrebbe avere conseguenze importanti e imprevedibili.
La responsabilità diretta della scuola deriva, tra gli altri, dall’Art. 2043 e dall’Art. 1218 del Codice Civile, in relazione alla responsabilità contrattuale e/o extracontrattuale, che viene ad instaurarsi con l’iscrizione del minore a scuola.

Il profilo assicurativo della Responsabilità Civile

Sul piano strettamente assicurativo, l’eventuale danno diretto è risarcito dalla Società assicuratrice nel ramo infortunio.
Una maggiore attenzione va invece posta in relazione alla Responsabilità Civile.
L’Art. 1900, comma 2, del Codice Civile, dispone che sussiste l’obbligo dell’assicuratore anche se il sinistro è avvenuto per dolo o colpa grave di un soggetto di cui l’assicurato deve rispondere anche nel caso che si tratti di un terzo, come il dipendente, legato contrattualmente all’assicurato.
Per quanto riguarda il reato, in linea generale, questo non è mai previsto nelle coperture assicurative. Inoltre il dolo non è assicurabile perché contrario ai principi generali di ordine pubblico e, in quanto tale, sanzionato dalla legge penale.

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